La volontà dei vertici del Comune di Ventimiglia di mantenere rapporti privilegiati con alcune ditte collegate alla locale criminalità organizzata, dando luogo a un intreccio politico-amministrativo-affaristico, con un conseguente sviamento dai principi di buon andamento e correttezza dell’azione amministrativa; e poi, la mancata richiesta di certificazione antimafia nei confronti della società concessionaria dei lavori del porto turistico, che si è avvalsa di subaffidamenti; per arrivare all’affidamento del servizio di igiene urbana con procedura negoziata illegittima a favore di una società il cui amministratore ha rapporti e coninteressi con esponenti della locale criminalità organizzata.
Sono alcuni dei motivi per i quali, il 3 febbraio scorso, è stato sciolto il Consiglio comunale di Ventimiglia, contenuti nella relazione a firma del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, notificata, oggi, alla Commissione Straordinaria del Comune di Ventimiglia. In cinque pagine vengono elencate, nel dettaglio, le ragioni che hanno comportato la caduta dell’amministrazione retta dal sindaco Gaetano Scullino (Pdl). Ma non è tutto.
Nel mirino ci sono anche l’affidamento di lavori alla Cooperativa Marvon, riconducibile a una locale famiglia mafiosa e le frequentazioni di alcuni componente della stessa da parte del sindaco e del direttore generale Marco Prestileo. Quest’ultimo, secondo la Procura distrettuale antimafia, avrebbe invitato l’allora primo cittadino a limitare le frequentazioni per sviare le indagini. “Al fine di rimuovere la causa del grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale – è scritto nella relazione – si rende necessario far luogo allo scioglimento degli organi ordinari del comune di Ventimiglia, per il ripristino dei principi democratici e di libertà collettiva“.
Il testo fa riferimento a quelle che vengono definite “forme di ingerenza della criminalità organizzata” così come alla “presenza stanziale sul territorio di Ventimiglia di numerosi soggetti legati alla criminalità organizzata che agiscono con metodi tipici delle associazioni mafiose, avvalendosi di persone inserite nel tessuto sociale in grado tra l’altro di riferire le informazioni acquisite ai vertici decisionali”Le stesse relazioni della direzione nazionale antimafia avrebbero “posto in evidenza che il radicamento di tali gruppi sul territorio ha dato luogo ad una correlata espansione della dimensione affaristica nonché alla loro presenza in attività economiche legali controllate attraverso una fitta rete dei partecipazioni societarie.”
Sempre gli esponenti ventimigliesi della criminalità organizzata, secondo l’antimafia , avrebbero individuato “specifici referenti politici e amministrativi” Il documento evidenzia anche “come la mancanza di un’attività di controllo da parte dell’amministrazione comunale, in particolare in fase di esecuzione delle opere pubbliche, ha di fatto consentito ad aziende provenienti da ambienti controindicati di svolgere lavori per conto del comune”
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L’articolo di Fabrizio Tenerelli e Luca Simoncelli su Riviera24

