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Brescia, un sondaggio «anonimo» per smascherare gli strozzini

14.06.2012

Col conto in profondo rosso, l’impresa edile ferma, fornitori e dipendenti da pagare a fine mese, un imprenditore bresciano, dopo che le banche gli avevano chiuso la porta in faccia, nel luglio di un anno fa si è rivolto a un impresario amico, chiedendogli aiuto: «Ho bisogno di soldi». L’amico lo ha messo in contatto con due persone: la prima gli ha prestato ventimila euro con la promessa di riaverne 30mila dopo un mese; la seconda ha fornito le fatture false, così in caso di controlli sarebbe figurato un acquisto di materiale. Un anno fa per l’impresario bresciano, una cinquantina d’anni, abitante in un paese della Bassa, è iniziato il calvario. Ha chiesto altri soldi fornendo cambiali e assegni postdatati. E centomila euro sono diventati 175.000. «Mille euro da pagare in più ogni giorno», racconta il capitano dei carabinieri Fabrizio Massimi, che guida la Compagnia di Desenzano. «Quest’uomo è venuto da noi disperato. Aveva subito minacce e percosse. Incontrava gli strozzini al casello di Pontevico e di Cremona. Suo padre era stato anche invitato con le minacce a vendere la casa». Il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Marco Turchi, sul fenomeno usura è stato chiaro: «È un fiume carsico. Si conosce solo la punta dell’iceberg». Ed è per approfondire la conoscenza del fenomeno nella nostra provincia che l’Arma ha varato un progetto «in sinergia»: «Effettueremo un sondaggio anonimo coinvolgendo le associazioni di categoria – ha spiegato il colonnello Turchi -. Solo così potremo riuscire ad avere il polso della situazione». Tornando all’impresario bassaiolo, alla fine i soldi da restituire erano diventati 212 mila. E quegli amici che inizialmente sembravano disponibili ad aiutarlo, hanno preso a minacciarlo e a «corteggiare» il suo capannone. L’imprenditore si è  rivolto ai carabinieri,  e dopo un anno le indagini condotte tra Brescia e Cremona (coordinate dal procuratore Roberto Di Martino) hanno portato a tre arresti per estorsione e usura, con le aggravanti del concorso e della continuazione. In cella si trovano Salvatore Colacino, 39 anni, di Suzzara, che avrebbe prestato i soldi; Pierino Vetere, 41, di Castelvetro Piacentino (avrebbe fatto da intermediario); Maurizio Bussatori, 41enne di Lodi, l’«uomo delle fatture». BresciaOggi

Postato in Rassegna Stampa Mafia.