Col conto in profondo rosso, l’impresa edile ferma, fornitori e dipendenti da pagare a fine mese, un imprenditore bresciano, dopo che le banche gli avevano chiuso la porta in faccia, nel luglio di un anno fa si è rivolto a un impresario amico, chiedendogli aiuto: «Ho bisogno di soldi». L’amico lo ha messo in contatto con due persone: la prima gli ha prestato ventimila euro con la promessa di riaverne 30mila dopo un mese; la seconda ha fornito le fatture false, così in caso di controlli sarebbe figurato un acquisto di materiale. Un anno fa per l’impresario bresciano, una cinquantina d’anni, abitante in un paese della Bassa, è iniziato il calvario. Ha chiesto altri soldi fornendo cambiali e assegni postdatati. E centomila euro sono diventati 175.000. «Mille euro da pagare in più ogni giorno», racconta il capitano dei carabinieri Fabrizio Massimi, che guida la Compagnia di Desenzano. «Quest’uomo è venuto da noi disperato. Aveva subito minacce e percosse. Incontrava gli strozzini al casello di Pontevico e di Cremona. Suo padre era stato anche invitato con le minacce a vendere la casa». Il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Marco Turchi, sul fenomeno usura è stato chiaro: «È un fiume carsico. Si conosce solo la punta dell’iceberg». Ed è per approfondire la conoscenza del fenomeno nella nostra provincia che l’Arma ha varato un progetto «in sinergia»: «Effettueremo un sondaggio anonimo coinvolgendo le associazioni di categoria – ha spiegato il colonnello Turchi -. Solo così potremo riuscire ad avere il polso della situazione». Tornando all’impresario bassaiolo, alla fine i soldi da restituire erano diventati 212 mila. E quegli amici che inizialmente sembravano disponibili ad aiutarlo, hanno preso a minacciarlo e a «corteggiare» il suo capannone. L’imprenditore si è rivolto ai carabinieri, e dopo un anno le indagini condotte tra Brescia e Cremona (coordinate dal procuratore Roberto Di Martino) hanno portato a tre arresti per estorsione e usura, con le aggravanti del concorso e della continuazione. In cella si trovano Salvatore Colacino, 39 anni, di Suzzara, che avrebbe prestato i soldi; Pierino Vetere, 41, di Castelvetro Piacentino (avrebbe fatto da intermediario); Maurizio Bussatori, 41enne di Lodi, l’«uomo delle fatture». BresciaOggi
omicron archivio
- maggio 2013 (54)
- aprile 2013 (63)
- marzo 2013 (78)
- febbraio 2013 (49)
- gennaio 2013 (99)
- dicembre 2012 (118)
- novembre 2012 (184)
- ottobre 2012 (200)
- settembre 2012 (124)
- agosto 2012 (47)
- luglio 2012 (103)
- giugno 2012 (125)
- maggio 2012 (67)
- aprile 2012 (21)
- marzo 2012 (152)
- febbraio 2012 (124)
- gennaio 2012 (85)
- dicembre 2011 (112)
- novembre 2011 (165)
- ottobre 2011 (153)
- settembre 2011 (98)
- agosto 2011 (40)
- luglio 2011 (113)
- giugno 2011 (189)
- maggio 2011 (106)
- aprile 2011 (139)
- marzo 2011 (217)
- febbraio 2011 (119)
- gennaio 2011 (138)
- dicembre 2010 (158)
- novembre 2010 (187)
- ottobre 2010 (89)
- settembre 2010 (84)
- agosto 2010 (38)
- luglio 2010 (125)
- giugno 2010 (34)
- maggio 2010 (32)
- aprile 2010 (16)
- marzo 2010 (44)
- febbraio 2010 (61)
- gennaio 2010 (21)
- dicembre 2009 (5)
- novembre 2009 (10)
- ottobre 2009 (9)
- settembre 2009 (8)
- luglio 2009 (3)
- giugno 2009 (6)
- maggio 2009 (17)
- aprile 2009 (16)
- marzo 2009 (14)
- febbraio 2009 (6)
- gennaio 2009 (6)
- dicembre 2008 (9)
- novembre 2008 (10)
- ottobre 2008 (14)
- settembre 2008 (15)
- agosto 2008 (2)
- luglio 2008 (8)
- giugno 2008 (19)
- maggio 2008 (7)
- aprile 2008 (9)
- marzo 2008 (37)
- febbraio 2008 (4)
- gennaio 2008 (6)
- agosto 2007 (1)
- febbraio 2007 (1)
- dicembre 2006 (1)
- marzo 2005 (3)
- gennaio 2005 (1)
- gennaio 2004 (1)
- febbraio 2002 (1)

