Pavia, processo Infinito: Neri e Chiriaco, condanne confermate

Si erano rivolti alla Cassazione sperando di riuscire a ottenere la cancellazione delle condanne. Ma gli ermellini hanno deciso, al contrario, di confermare i 12 e 18 anni di carcere per Carlo Chiriaco, ex direttore sanitario dell’Asl di Pavia, e per l’avvocato pavese Pino Neri. Il verdetto, pronunciato ieri sera, dopo giorni di attesa, arriva a distanza di cinque anni dal loro coinvolgimento nell’inchiesta “Infinito” sulle infiltrazioni della ’ndrangheta al nord, che costò ad entrambi l’arresto (finirono in carcere il 13 luglio 2010 e sono ancora ai domiciliari).

Chiriaco, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, sarebbe stato dunque davvero, per i giudici romani, la “cerniera” tra la criminalità organizzata e il mondo politico e avrebbe favorito il radicamento della ’ndrangheta mettendosi «a disposizione». I giudici hanno deciso, però, di annullare la confisca del patrimonio, che era stato congelato subito dopo l’arresto, rinviando la decisione alla Corte di appello. Confermato in automatico, invece, il risarcimento di 300mila euro al Comune di Pavia (rappresentato dall’avvocato Gianluigi Tizzoni) per il danno di immagine, come pure le spese legali.

«Una sentenza sconcertante – la definisce l’avvocato di Chiriaco, Oliviero Mazza –. Avevamo posto le premesse giuridiche perché il nostro ricorso fosse accolto. Prendiamo atto della decisione. Attenderemo le motivazioni della sentenza per valutare altre decisioni, come il ricorso alla Corte Europea». Il legale, davanti alla Corte di Cassazione, si era scagliato contro la mancata applicazione del recente 416 ter, e cioè il riconoscimento al massimo di una responsabilità dell’ex direttore sanitario dell’Asl sul voto di scambio (che avrebbe consentito una pena più ridotta) piuttosto che il concorso esterno. «Nel patto politico mafioso non è più sufficiente il voto di cosca – era stato il ragionamento del difensore – ma bisogna dimostrare che quel voto è stato ottenuto mediante un metodo mafioso, quindi attraverso intimidazioni e controllo del territorio. E questo metodo, per il mio assistito, non è mai stato provato. L’elettorato di Pavia non è mai stato condizionato».

Ieri sera non è stato possibile mettersi in contatto con l’avvocato difensore di Pino Neri, l’avvocato Roberto Rallo di Como. Anche per Neri, accusato di associazione mafiosa, è arrivata la conferma del verdetto. Neri, dunque, avrebbe fatto parte dell’organizzazione criminale. E non con un ruolo qualunque: sarebbe stato infatti l’anello di collegamento tra la Lombardia e la casa madre calabrese, che lo avrebbe investito del compito di traghettare l’organizzazione al Nord verso una nuova fase dopo l’omicidio del boss Carmelo Novella, avvenuto a San Vittore Olona a luglio del 2008. Per provare questo ruolo l’accusa ha fatto leva sul discorso che Neri tenne nel 2009 al circolo Arci di Paderno Dugnano, alla presenza di altri presunti ’ndranghetisti. Maria Fiore, La Provincia Pavese