Bardonecchia, la villa confiscata al boss diventa casa estiva degli scout

Dai bagni coi rubinetti d’oro agli orti didattici degli scout. Dopo 20 anni di attesa, è stata  aperta al pubblico la villa confiscata al boss mafioso di Bardonecchia, Ciccio Mazzaferro. Si trova nel cuore del paese, in via Medail. Ora è diventata una casa estiva per gruppi organizzati: scout, parrocchie e associazioni, che potranno soggiornare qui, nel nuovo ostello con cucina. E’ stato il prefetto di Torino, Renato Saccone, a inaugurare la nuova struttura ricettiva dell’alta Val Susa, con il sindaco Francesco Avato. Toccherà agli scout gestirla e mantenerla viva, tramite un’apposita associazione creata con il gruppo Masci (“Liberamente Insieme”, in collaborazione con Libera Piemonte, il gruppo fondato da don Ciotti che combatte le mafie. “La festa di oggi è uno schiaffo alla mafia – ha affermato il prefetto durante la cerimonia – e dimostrano quanto sia importante l’impegno delle comunità contro la criminalità organizzata”.

Il primo cittadino di Bardonecchia ha ricordato invece “le difficoltà di riuscire a confiscare e aprire al pubblico questa struttura”. In effetti il primo procedimento per confiscare l’abitazione risale al 1996, ma in mezzo ci sono state molte difficoltà: dal ricorso al Tar da parte della famiglia del boss, che non voleva assolutamente cedere al Comune la villa, fino ai problemi per l’amianto. “Poter utilizzare questo bene confiscato per noi era importante – ha aggiunto Avato – trasformandolo in simbolo positivo. Non dobbiamo avere paura”. Anni di attese di ritardi, con un ruolo determinante della Sitaf, che dal 2008 ha realizzato tutte le opere a sue spese investendo 400mila euro. L’associazione degli scout organizzerà anche iniziative sociali ed eventi, aldilà della ricettività, per animare questo luogo e – come ha spiegato la presidente Adriana Ugetti – farlo diventare “un posto di incontro per chi vive a Bardonecchia”. L’importante è non abbandonarlo: “Non lasciate soli questi ragazzi – ha fatto appello la referente di Libera, Maria Jose Fava – spesso capita che dopo le cerimonie, chi deve gestire i beni confiscati rimanga da solo, senza aiuti e supporti. Invece vanno sostenuti soprattutto nella fase successiva. Oggi lo Stato ha vinto”. Fabio Tanzilli, La Repubblica di Torino