‘Ndrangheta in Lombardia, 13 anni e mezzo all’ex assessore Domenico Zambetti per voto di scambio

Il Tribunale di Milano ha condannato l’ex assessore regionale lombardo Domenico Zambetti a 13 anni e mezzo con l’accusa di aver comprato quattromila voti alla ‘ndrangheta per le regionali del 2010. I giudici hanno inflitto pene fino a 16 anni e mezzo di carcere. Assolto Alfredo Celeste, ex sindaco di Sedriano, il primo Comune del milanese sciolto per mafia. Inflitti 12 anni ad Ambrogio Crespi, fratello di Luigi, l’ex sondaggista di Berlusconi, e 16 anni e mezzo a Eugenio Costantino, referente della cosca Di Grillo-Mancuso. Assolto il chirurgo Marco Scalambra, accusato di aver raccolto voti a favore di Celeste in vista delle comunali del 2009 perché il fatto non sussiste.

Il pm della Dda di Milano Giuseppe D’Amico, ora sostituito nel processo dal collega Paolo Storari, aveva chiesto dieci anni di reclusione per Zambetti, 17 anni per Costantino (con lui l’ex assessore, stando all’accusa, avrebbe stretto il “patto di scambio”), 8 anni e una multa di 4mila euro per Ciro Simonte, 6 anni e mezzo per il chirurgo Scalambra e 3 anni e mezzo per Celeste, insegnante di religione ed ec primo cittadino, e 6 anni per Crespi, quest’ultimo autore di un documentario proiettato anche al Festival del cinema di Venezia e dal titolo ‘Spes contra Spem’, che ha come protagonisti gli ergastolani del carcere milanese di Opera. “Non ho proprio un’idea di cosa sia la mafia, secondo me non esiste, proprio non esiste. Se io sono uno ‘ndranghetista, allora la mafia non esiste, è tutta un’invenzione”. ha detto Costantino, dopo la lettura della sentenza. “Sono personalmente colpito da questa pena così pesante. Non me lo aspettavo, ero cautamente ottimista” ha commentato Giuseppe Ezio Cusumano, legale di Zambetti assieme al collega Corrado Limentani: “Tredici anni mi hanno colpito – ha detto il legale che ha annunciato ricorso in appello contro la sentenza – vorrei vedere le motivazioni”.

Il Tribunale di Milano ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura in merito alla posizione dell’assessore regionale leghista all’Economia Massimo Garavaglia, dell’ex vicesindaco di Sedriano Adelio Pivetta e per il presunto boss Alfredo Costantino. In questo modo i giudici hanno accolto la richiesta del pm Giuseppe D’Amico che ipotizzava il reato di falsa testimonianza dopo la deposizione di Garavaglia sugli scavi per la realizzazione della Tav e un vecchio contenzioso tra il Comune di Sedriano e il consorzio di imprese all’epoca impegnate nella costruzione della linea ferroviaria sul territorio comunale. “Apprendo con sgomento e con orrore l’esito della sentenza di I grado della VIII sezione penale del Tribunale di Milano. Dodici anni a mio fratello Ambrogio equivalgono ad una pena di morte – ha dichiarato Luigi Crespi – Durante il processo abbiamo confutato tesi e teoremi. Abbiamo portato testimonianze, dimostrato fatti e circostanze che il Tribunale non ha voluto vedere. Ambrogio non conosceva l’ex assessore Zambetti e gli autori del patto criminale. Ambrogio non è innocente, è estraneo. Impugneremo immediatamente l’Appello – conclude – La battaglia per la verità e l’onorabilità di Ambrogio è solo all’inizio”.

Durante la requisitoria, tenutasi per cinque udienze e conclusasi il 5 novembre 2015, l’accusa sostenne che un “grave patto di scambio politico-mafioso” stretto da “un esponente di spicco della Regione Lombardia”, Zambetti, con i presunti affiliati alla ‘ndrangheta Eugenio Costantino e Giuseppe D’Agostino, aveva “falsato il risultato di elezioni importanti come le Regionali del 2010″. Zambetti, all’epoca esponente del Pdl e assessore della giunta Formigoni, era stato arrestato con l’accusa di aver comprato un pacchetto di 4mila preferenze – decisivo per la sua elezione con 11.217 voti nelle Regionali 2010 – pagando 200mila euro a due colletti bianchi della ‘ndrangheta. Nella sua requisitoria, il pm aveva evidenziato la “completa disponibilità dell’assessore ad accontentare” una volta eletto “le richieste di Costantino e D’Agostino” e la “compromissione” tra un “esponente di spicco della Regione Lombardia e gruppi mafiosi”.

Prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio Celeste aveva fatto dichiarazioni spontanee: “Alle 4,45 del 9 ottobre 2012, il circo mediatico ha sostituito il processo, la moralità ha sostituito la legalità e la gogna ha preso il posto della garanzia”. Dichiarazioni “con un marchio che mi fa tremare le mani“. “Sono stato accusato di avere fatto promesse mai realizzate – ha detto Celeste – e mai, comunque, proferite dalla mia persona”. Inoltre ha ricordato di aver rifiutato, già negli anni ’80 come pubblico amministratore, “le scelte facili, allora molto diffuse. Ho detto dei no e li ho pagati cari”, con un altro processo da cui è uscito assolto.  Celeste era accusato di corruzione per avere favorito un imprenditore legato alle cosche. “Ringrazio i giudici per il loro coraggio – ha detto in lacrime Celeste che ora fa il professore di religione -. Per me è un grande giorno. A causa di questo processo era stato sciolto il Comune di Sedriano e oggi si dimostra che era uno scioglimento illegittimo. Oggi posso dire di avere denunciato il ministero dell’Interno per falso ideologico”.

Lo scorso 16 ottobre la Cassazione aveva confermato sette condanne, a pene comprese tra i 3 anni e i 14 anni e 8 mesi di carcere, per altrettanti imputati nel procedimento che, nell’ottobre del 2012, aveva portato in carcere, tra gli altri, proprio Zambetti. L’ex assessore lo scorso 30 gennaio è stato condannato a 3 anni e 4 mesi nell’ambito del processo sui contratti fantasma al Pirellone. Il Tribunale ha inflitto 3 anni e 8 mesi di reclusione all’ex consigliere lombardo del Pdl Angelo Giammario, 3 anni e 4 mesi per l’ex capogruppo Pdl in Regione Paolo Valentini e 2 anni e 4 mesi per Luca Daniel Ferrazzi, ex assessore lombardo all’Agricoltura e attualmente consigliere regionale della Lista Maroni. Le accuse, a vario titolo erano, truffa e falso e per fatti contestati tra il 2008 e il 2012. Ilfattoquotidiano.it