Mafie all’attacco del turismo veneto

La mafia, si sa, fa male. Fa male al tessuto sociale e anche a quello economico. Ora però, per la prima volta, un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova guidati dal professor Antonio Parbonetti, prorettore e responsabile del Dipartimento di Scienze Economiche e aziendali, è in grado di quantificare quel male. Scoprendo che, bilanci delle aziende alla mano, tre anni dopo un blitz antimafia si registra una crescita generalizzata dei ricavi e della redditività tra il 10 e il 17%. Insomma, quando sparisce un’impresa criminale, quelle sane vedono migliorare, e non di poco, le loro performance. E a guadagnarci è tutta l’economia del territorio. Lo studio padovano è stato condotto attraverso l’esame dei bilanci di 643 aziende del Nord e Centro Italia controllate da esponenti della criminalità organizzata. Centonove le imprese analizzate nel Trivento di cui 100 in Veneto, scelte dopo una mappatura delle 120 operazioni antimafia condotte nel periodo tra il 2005 e il 2014 (solo 6 le attività confiscate). Un numero di un certo rilievo, che documenta come il Veneto sia direttamente interessato dal problema dell’inquinamento del mercato. «Nel Nord Italia la Lombardia è la regione che ha vissuto di più questo fenomeno, ma dietro ad essa Veneto e Piemonte sono quelle con maggior livello di infiltrazione», conferma il professor Parbonetti. La criminalità in Veneto si è sostituita alla vecchia Mala del Brenta quand’essa è stata indebolita e qui ha trovato un terreno fertile vista la vivacità economica e la conseguente facilità delle aziende a mimetizzarsi. La distribuzione delle imprese “sporche” nei diversi ambiti conferma questa capacità di mescolarsi: il 17% operava nell’ immobiliare, il 14% nelle costruzioni, il 13% nello smaltimento rifiuti e il 12% nei servizi professionali. Insomma, la mafia si trova non solo in settori tradizionali come quello dell’edilizia, ma anche in ambiti del tutto nuovi. «Le mafie infiltrano tutti i settori, nessuno escluso, dai servizi alle attività di consulenza», spiega Parbonetti, «E poichè in Veneto, con Venezia, Verona e le Dolomiti, c’è un forte comparto turistico, esso diventa a rischio; le aziende criminali infatti tenderanno a mimetizzarsi in esso». Quanto al giro d’affari, le singole aziende criminali hanno un fatturato medio di circa 7,5 milioni di euro e un totale attivo (tra macchinari e immobili) di 11,3 milioni. E se questa è la dimensione del tessuto economico “malato”, significativi sono i risultati rilevati dopo un’operazione di polizia: «A distanza di tre anni dall’intervento antimafia, le imprese sane, vedono crescere sia i ricavi che la redditività in misura rilevante, tra il 10 e il 17%», afferma Michele Fabrizi, uno dei ricercatori del team. Un’azienda mafiosa riesce infatti a imporre al mercato i propri fornitori condizionando l’attività delle piccole imprese.

Intanto, anche il pubblico si sta attrezzando per sviluppare gli anticorpi nel settore degli appalti. L’assessore regionale alla Sicurezza Cristiano Corazzari, ha presentato ieri a Venezia il piano formativo denominato “Conoscere le mafie, costruire la legalità 2”, voluto e finanziato con 260 mila euro dalla Regione e attuato da “Avviso Pubblico”: «I temi della prevenzione e del contrasto all’infiltrazione della criminalità organizzata sono una priorità non più rinviabile», ha detto Corazzari, «Obiettivo primario è la formazione della polizia e degli amministratori locali attraverso la realizzazione di corsi e seminari». Sabrina Tomè, Il Mattino di Padova