Processo Caccia: sì alle intercettazioni fatte con i virus digitali

È ricominciato ieri a pieno ritmo il processo per l’omicidio dell’ex Procuratore capo di Torino Bruno Caccia, che vede alla sbarra Rocco Schirripa, 64 anni, panettiere di Torrazza Piemonte, affiliato alla ‘ndrangheta e membro del «locale» di Moncalieri.

Il tablet

La Corte d’Assise di Milano ha decretato definitivamente l’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche captate dalla Squadra Mobile di Torino inoculando un virus informatico nei tablet di alcuni boss calabresi tra cui Domenico Belfiore, già condannato nel 1989 all’ergastolo come mandante di quel delitto. Le difese avevano chiesto che venissero eliminate dal fascicolo processuale, ma la Corte ha dato ragione al pm Marcello Tatangelo.

Si ricomincia dunque. E lo si fa dalle liste di testimoni che sono state depositate. Spicca, tra queste, la richiesta di Tatangelo di sentire in aula l’ultimo collaboratore di giustizia della Dda. Si tratta di Domenico Agresta, 28 anni, di Volpiano. Parlerà l’8 marzo. Il pm ne ha tratteggiato il percorso collaborativo: «Ha parlato dell’organizzazione delle locali (strutture di base della ‘ndrangheta) a Torino, con particolare riferimento a Moncalieri, ha riferito di aver appreso che l’omicidio del Procuratore Caccia è stato commesso da Schirripa e da Franco D’Onofrio (indagato per il delitto), Ha parlato anche di altri omicidi che, secondo quanto da lui appreso, avrebbero visto coinvolti i due già citati». Il pentito «è giovane, ma ha un notevole spessore criminale anche a livello familiare».

Il curriculum

Un veloce excursus su D’Onofrio autore di numerosissime rapine tra il 1981 e il 1982, arrestato di nuovo in Svizzera anni dopo. Era stato già condannato per banda armata – Prima Linea e Colp – ma non era formalmente inserito nell’organizzazione. Aveva aderito accettando di contribuire economicamente attraverso le rapine. Lo ritroviamo, secondo le accuse della Dda di Torino, in veste di «Generale della ‘ndrangheta» ha detto Tatangelo. L’avvocato della famiglia Caccia, Fabio Repici ha chiesto alla Corte «di allargare il perimetro del processo», andando a scavare su cosa stesse indagando Caccia nel periodo in cui fu ucciso: «Non è stato mai fatto e questo è assurdo» ha risposto Mauro Anetrini, che difende Schirripa insieme al collega Basilio Foti. Il legale ha detto chiaramente in aula: «Non possiamo accontentarci di leggere i verbali di 30 anni fa. Va fatta piena luce ad ampio raggio su questa vicenda». Ha chiesto di sentire D’Onofrio come imputato di reato connesso. Il pm ha precisato: «Lo interrogherò prima io». Giuseppe Ligato, Massimo Numa, La Stampa