’Ndrangheta, spuntano nuovi “business” nel Ponente ligure

«Edilizia, trasporti, giochi e scommesse, raccolta e smaltimento rifiuti» sono i nuovi business della ’ndrangheta in Liguria e nel Ponente. Affari che hanno portato la «piovra» a sommergersi, ad un «costante mantenimento di basso profilo e allo sviluppo delle capacità relazionali». È una fotografia inquietante, che mette in guardia cittadini e Istituzioni, quella della del rapporto 2017 della Direzione investigativa antimafia (riferita al periodo tra il luglio 2015 e il giugno 2016) presentato dal procuratore Franco Roberti.

In provincia la ’ndrangheta opera attraverso la «locale» di Ventimiglia e articolazioni minori (’ndrine) presenti a Bordighera, Sanremo, Taggia e Diano Marina (in tutto le «basi» della criminalità calabrese in regione sono nove). Secondo le recenti sentenze gli affiliati sono in grado di «condizionare l’operato di amministratori locali e di incidere sulle attività imprenditoriali di quelle piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto economico prevalente dell’intera area».

Per l’Antimafia il punto di non ritorno nella lotta alla ’ndrangheta è stato il verdetto delprocesso «La Svolta» che in due gradi di giudizio ha visto i giudici riconoscere la presenza di un’associazione a delinquere si stampo mafioso a Ventimiglia (a settembre ci sarà la Cassazione). «La sentenza nel descrivere la struttura dei gruppi operanti in Liguria, ne delinea l’autonomia da quelli calabresi, avvalorando le recenti acquisizioni delle attività investigative, maturate, soprattutto, nel settore degli stupefacenti». Erano da più di venticinque anni che i magistrati battagliavano con quella che era soprannominata la «camera di controllo» di Ventimiglia ritrovandosi sistematicamente a delle assoluzioni. Un’attività investigativa con metodi innovativi e i riscontri arrivati dai collaboratori di giustizia hanno cambiato le cose e portato a pene severe contro gli affiliati. Se da una parte la ’ndrangheta nel Ponente ha fatto il salto di qualità da «colletti bianchi», dall’altra rimane il business prevalente, quello legato ai traffici di droga, soprattutto cocaina ed hashish. Per l’Antimafia le famiglie calabresi sono le «garanti» del passaggio dei carichi al confine, a disposizione per la logistica delle spedizioni. Complice anche la penetrazione della criminalità calabrese nella vicina Costa Azzurra, a Vallarius, dove esiste una «comunità» di presunti ’ndranghetisti fortemente radicata e con solidi legali sia con la malavita di Marsiglia sia con gli emissari dei cartelli colombiani del narcotraffico.

L’Antimafia si è occupata anche di altri tipi di criminalità. «Emerge, con tutta evidenza, infatti, l’interesse della criminalità campana verso i mercati illegali del narcotraffico di cocaina, del gioco e scommesse clandestine, della contraffazione dei marchi nell’Imperiese. In questo territorio, in particolare nella zona di Sanremo, risulta, ancora, operativo il gruppo criminale facente capo al noto Giovanni Tagliamento (in stato di libertà, mai condannato per 416/bis ndr.».

I magistrati hanno anche “attenzionato” le realtà legate alla galassia anarchica, riscontrando presenze nell’attività di volontariato legata all’assistenza dei migranti a Ventimiglia. Hanno inoltre individuato la presenza, ma non radicata sul territorio, di gruppi criminali albanesi, senegalesi e nigeriani. Giulio Gavino, Il Secolo XIX