Buccinasco, il boss Papalia rivuole il «suo» cortile confiscato dallo Stato: «Anch’io voglio farci qualche festa»

Rocco Papalia ha varcato la porta del municipio due volte. La prima il 28 settembre, insieme alla moglie Adriana Feletti. Poi di nuovo il giorno successivo, visto che dal primo incontro con un funzionario comunale non aveva ricevuto le risposte che cercava. Lo ha fatto da uomo libero, anche se per il Tribunale è socialmente pericoloso e i magistrati lo hanno sottoposto alla sorveglianza speciale (nonostante questo, lo scorso 14 maggio ha partecipato alla prima Comunione di una nipotina). E dopo aver scritto, nei mesi scorsi, al sindaco Rino Pruiti per «invocare» silenzio da parte dell’amministrazione di centrosinistra e dalla stampa sulla sua vicenda. Ma il ritorno del boss della ‘ndrangheta a Buccinasco dopo 26 anni di carcere(condanne per omicidio, traffico di droga e sequestro di persona) non ha mai smesso di fare rumore.

Stavolta il motivo del contendere è il cortile di casa. E detta così la questione potrebbe sembrare solo una «bega» di vicinato. E un po’ lo è, in fondo. Perché in discussione c’è l’utilizzo del cortile sul retro della villetta di via Nearco 6 a Buccinasco, dove il boss 66enne (ne compirà 67 il prossimo 24 ottobre) vive insieme alla moglie. Quel che rende questa storia un caso «preoccupante», come lo ha definito il Comune, è però il fatto che metà della casa è stata confiscata dallo Stato alla figlia di Papalia, Serafina, e al marito Salvatore Barbaro, condannato per associazione mafiosa (anche se ancora non in via definitiva). In quella parte di casa (il piano seminterrato e il secondo piano) vivono oggi sei profughi minorenni arrivati dal Centro Africa e ospitati dall’associazione Villa Amantea e dai loro «genitori adottivi» Daniela e Sandro.

La convivenza con un boss della ‘ndrangheta, per quanto pacifica, aveva già destato la preoccupazione dei giovani ospiti che a giugno avevano scritto al presidente onorario di Libera, Nando dalla Chiesa dicendosi «preoccupati». Le stesse parole usate dal sindaco Pruiti dopo che Rocco Papalia si è presentato in municipio per chiedere di poter utilizzare il cortile sul retro della casa, finora utilizzato solo dagli ospiti di Villa Amantea.

Un cortile dove campeggia un murales con la scritta «Qui la mafia ha perso», ma soprattutto dove lo scorso 23 settembre il Comune aveva organizzato un dibattito in ricordo del giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra, e nel quale si è parlato soprattutto delle penetrazioni della ‘ndrangheta a Buccinasco. Il fatto che il boss si sia presentato in Comune per chiedere l’uso condiviso del cortile (magari per organizzare la festa dei nipotini, o per scaricare la macchina dopo la spesa) a pochi giorni di distanza da quell’iniziativa, in effetti, poteva anche somigliare a una sfida nei confronti delle istituzioni. Per questo il sindaco ha subito incontrato il prefetto Luciana Lamorgese e ha chiesto l’intervento dell’Agenzia dei beni confiscati. «La preoccupazione è molto forte, ma anche la volontà di non cedere a richieste che, seppur legittime, hanno il sapore della sfida all’istituzione o peggio di intimidazione».

La risposta di corso Monforte è arrivata immediatamente. Mercoledì pomeriggio un viceprefetto, un responsabile dell’Agenzia dei beni confiscati, il sindaco Pruiti, i rappresentanti dell’Amministrazione comunale, i vigili e i carabinieri hanno effettuato un sopralluogo in via Nearco per analizzare da vicino la questione. Un segnale chiaro: da un lato l’intervento immediato del prefetto per evitare nuove tensioni, dall’altro la volontà di dare una risposta da parte dello Stato di fronte alle richieste di Papalia. Per avere un parere alle istanze del boss saranno necessarie diverse settimane. I tempi della burocrazia seguiranno il loro corso. Cesare Giuzzi, Corriere.it