Operazione Stige, la mappa delle imprese della ‘ndrangheta

Basta dare anche solo un’occhiata veloce alla mappa per rendersi conto di cosa stiamo parlando: segnando la dislocazione dei punti di interesse sulla mappa mondiale (in Italia, Germania, Bulgaria ma anche negli USA) ci si rende conto che l’operazione STIGE consegna una fotografia della potenza della cosca Farlo – Marincola ben più vasta della semplice Cirò Marina a cui siamo abituati a associarli. È la ‘Ndrangheta internazionale e che sparge i propri interessi nelle diverse attività; che riesce contemporaneamente a gestire le delicate latitanze dei suoi uomini più importanti insieme al mercato internazionale di vino e pizza; che va oltre al semplice condizionamento della politica e ora candida uomini propri in politica, facendoli eleggere.


L’uomo forte è Giuseppe Farao (nato a Cirò il 23 febbraio del 1947) che, pur essendo detenuto e all’ergastolo, è il principale artefice dell’ascesa del clan negli anni recenti, ricoprendo il ruolo di capo società: insieme a Cataldo Marincola, è l’anello di congiunzione tra il passato e il presente del clan Farao-Marincola e la mente dietro la sua espansione. Soprattutto farao, si legge nelle carte dell’inchiesta «continua a dare ordini e direttive finalizzati allo sviluppo futuro degli affari criminali della sociatà criminale da lui capeggiata». Alla faccia di chi vorrebbe un “allentamento” del 41 bis.

Già la sentenza di Corte d’Appello di Milano del 2012, relativa al processo “Bad Boys” aveva indicato come nelle provincie di Milano e Varese operasse fin dagli anni ’80 «un’organizzazione criminale di tipo ‘ndranghetistico, , denominato locale di “Legnano – Lonate Pozzolo” coordinata «da persone originarie di Ciro’ e dipendenti dai plenipotenziari della cosca FARAO-MARINCOLA» e alla luce dei fatti emersi durante il successivo processo “Infinito” (che scosse nel 2010 la Lombardia, risvegliatasi con l’arresto di 154 persone) sancivano «legami censiti tra la cosca di “Lonate-Pozzolo” e quella di Cirò, – si legge nella sentenza – tanto più che gli allora latitanti FARAO Silvio e MARINCOLA Cataldo avevano trascorso un periodo della loro latitanza proprio nel nord Italia ove, potevano fruire di una rete di fiancheggiatori. Si consideri, del resto, che MANCUSO Luigi e RISPOLI Vincenzo (emersi nell’ambito dell’indagine “Bad Boys” sopra evocata) subirono condanna proprio per il favoreggiamento delle latitanze dei due boss cirotani».

Ma a definire il quadro del clan sono state anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia: Giuseppe Giampà, Francesco Oliverio, Giuseppe Vrenna e Francesco Marino. Giampà (figlio del boss Francesco, di Lamezia Terme) ha parlato «del “locale” cirotano come dell’organizzazione più longeva sul territorio», Vrenna (esponente di spicco della cosca egemone a Crotone) ne ha raccolto i rapporti mentre Francesco Marino (anche lui della cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura) ha raccontato la capacità di intimidazione dei Farao-Marincola che ha permesso la costruzione di veri e propri monopoli in alcuni ambiti imprenditoriali.

Ecco quindi (sulla base delle indagini e dell’ordinanza di arresto) l’estensione del clan regione per regione, città per città, via per via. L’impero che Giuseppe Farao indisturbato ha continuato a governare «costantemente aggiornato (mentre era in carcere nda) sul reinvestimento dei proventi delle attività delittuose in attività imprenditoriali tutte riconducibili ai sodali cirotani, dando, a sua volta, indicazioni sulla selezione dei prestanomi e sulle strategie per dissimulare al meglio la dimensione ‘ndranghetistica delle stesse imprese. Il capo-cosca dimostrava costante preoccupazione per i propri familiari. Temeva che sarebbe stato ‘posato’ ove i suoi più stretti congiunti fossero stati catturati. Ecco perché insisteva a che trovassero lavoro e così si sottraessero all’attenzione degli inquirenti».

Proprio perché l’attenzione è importante abbiamo deciso di “mappare” il clan. FanPage.it