Milano, Fiera e Lidl risanate: parcelle low cost ai commissari

È uno strumento molto utile, l’amministrazione giudiziaria temporanea delle aziende per sterilizzare il contagio delle infiltrazioni mafiose, ma costa. Molto. Troppo, secondo i suoi critici storici. Era perciò molto attesa la liquidazione delle parcelle delle gestioni commissariali che la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano aveva ordinato, su richiesta dei pm del pool antimafia. Prima nel caso di Nolostand e della gestione-fornitori di Fiera Milano spa, e poi di 4 divisioni generali del colosso dei supermercati Lidl. Balza subito all’occhio il taglio delle parcelle perfino rispetto al minimo pur previsto dalle tabelle professionali. Nel caso di Fiera Milano spa, ad esempio, l’amministratore giudiziario Piero Capitini avrebbe potuto ricevere da un massimo di 1 milione e 666 mila euro a un minimo di 833 mila, e invece il Tribunale presieduto da Fabio Roia, pur nel dare atto di un super lavoro, gli ha liquidato 323 mila più 28 mila di spese. Agli amministratori giudiziari di Lidl (Luca Corvi, Salvatore Virgillitto e Corrado Corradino), invece di un massimo di 1 milione e 242 mila euro o di un minimo di 892 mila, sono andati 239 mila euro più 12 mila di spese. Ma la cosa più interessante è che, mentre con la nuova legge appena entrata in vigore saranno le aziende a dove pagare i costi, con le precedenti regole (che vigevano nei casi Fiera Milano spa e Lidl) a pagare sarebbe dovuto essere soltanto Pantalone, cioè il contribuente. In entrambi i casi il Tribunale ha però persuaso le aziende che la bonifica antimafiosa, propiziata dal commissariamento giudiziario, è stata una medicina certo amara ma che alla fine ha giovato proprio alle due società, le quali hanno quindi «manifestato, in maniera apprezzabile e nell’ottica di una volontà collaborativa con il Tribunale, la disponibilità a volersene accollare i costi»: fino a 200 mila euro Fiera Milano, e fino a 90 mila euro Lidl. Luigi Ferrarella, Corriere.it