‘Ndrangheta e operazione Aemilia, in manette il nipote del collaboratore di giustizia Cortese

E’ stato arrestato all’alba del 23 gennaio dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Piacenza, guidati dal colonnello Massimo Barbaglia, e coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, Riccardo Antonio Cortese, 28enne incensurato e nipote del collaboratore di giustizia e pentito Angelo Salvatore Cortese, di Cutro. L’arresto è avvenuto nella casa del padre a Sesto ed Uniti (Cremona) e rientra nell’ambito dell’operazione Aemilia che sollevato il velo sulle attività dell”ndrangheta del Grande Aracri in Emilia Romagna negli ultimi anni e per la quale si sta svolgendo il maxi processo a Reggio Emilia, fanno sapere dal comando provinciale dell’Arma di Piacenza.

Nella stesse ore avvenivano perquisizioni anche a Reggio Emilia, mentre a Cutro contemporaneamente è stato fermato Carmine Sarcone per il quale è stato disposto il fermo di indiziato di delitto. Sarcone, 39 anni, è il fratello di Nicolino (condannato a 15 anni) e Gianluigi Sarcone, entrambi arrestati nel 2015 e imputati nel maxi processo Aemilia. L’uomo è stato fermato in esecuzione di un mandato emesso dalla Dda di Bologna, ed è  ritenuto, secondo gli investigatori, coordinati dal procuratore distrettuale antimafia Giuseppe Amato e dai pm del processo Aemilia Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, in questo momento il reggente della cosca emiliana della ‘ndrangheta, stroncata tre anni fa.

A Crotta D’Adda sono sono finiti nei guai un allevatore di  47 anni e la compagna di 48. Lui, calabrese, è stato trovato in possesso di una pistola regolarmente detenuta e munizionamento a “palla unica” per il quale occorre avere una autorizzazione che non aveva: è stato tutto sequestrato e lui denunciato. La donna invece è stata denunciata per detenzione di droga ai fini di spaccio per il possesso di 22 grammi di hascisc.

Riccardo Antonio Cortese si trova ora nel carcere di Cremona su disposizione della procura lombarda con l’accusa di detenzione illegale di armi. I carabinieri hanno trovato nel sottotetto dell’abitazione del padre una scatola con una pistola Beretta modello 35 calibro 7.65 clandestina e prodotta in Italia e poi venduta nel 1944 ai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, una canna calibro 9, una “penna pistola” calibro 22, arma a tutti gli effetti non detenibile per nessun motivo e 42 proiettili. Il tutto, perfettamente funzionante e pronto all’uso, ritengono gli investigatori. il PIacenza