Ogni dieci giorni l’Antimafia a Torino “stoppa” una ditta a rischio di infiltrazione criminale

Scorre con il dito l’elenco delle interdittive antimafia e dei dinieghi di iscrizione alla White List che è poi un registro dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa: trentasei provvedimenti per altrettanti nomi. «La ‘ndrangheta – racconta – da tempo ha diversificato la tipologia di affari. Molti pensano che il core business siano l’edilizia e il movimento terra, ma questo è vero solo in parte. I rami di attività sono i più disparati e il rischio che la criminalità inquini l’economia legale sono all’ordine del giorno». Rischi dunque, ma concreti.

Claudio De Salvo, 53 anni, capocentro della Dia di Torino abbozza un bilancio del 2017. Che «colpisce» anche i meno addentro alla conoscenza del fenomeno criminale: ogni 10 giorni in Piemontee ogni 12 a Torinouna società, una ditta viene «stoppata» dalla Prefettura (su richiesta della Dia) per «rischio di infiltrazioni mafiose». Sono numeri importanti, superiori agli anni scorsi. Sembra quasi che dopo le numerose inchieste che hanno colpito l’ala militare dei clan, sia più semplice individuare collegamenti «a rischio». Quelli in cui attorno ad alcune aziende insistono profili di possibile «condizionamento».

NOMI E STORIE

Il caso più eclatante del 2017 è stato certamente quello relativo a Ilario D’Agostino, imprenditore edile che ricopriva «ruoli di responsabilità» in un corposo sub-appalto di cantiere del nuovo Filadelfia. È stato condannato in primo grado per riciclaggio di capitali mafiosi. Ma lavorava comunque. Quando l’istruttoria si è completata (e l’interdittiva è stata emessa), la ditta Smr Costruzioni aveva praticamente terminato il suo compito.

Ma ci sono altri nomi, altre storie che disegnano le stesse traiettorie di rischio evocate da De Salvo. Come quella della ditta Caffè Millechicchi srl, sede a Torino in via San Dalmazzo. Ha chiesto l’iscrizione alla White List e gli è stata negata. L’amministratore unico è Gianfranco Violi, 41 anni, nato a Platì. È stato comproprietario del bar San Michele a Volpiano. L’altra socia era Simona Callipari, moglie di Antonio Agresta, 44 anni, arrestato in Minotauro. Dal 2003 al 2008, Violi è stato al vertice della società Tecnowater che per due anni ha stipendiato Giovanni Iaria condannato per mafia nella maxi operazione della Dda. Queste contiguità gli sono costate carissimo. Stesso discorso per la ditta «Sgrò Giovanni autotrasporti srl». Il titolare è incensurato, ma ha ereditato l’azienda dal padre. E lo zio è stato arrestato dalla «Mobile» un anno e mezzo fa in un’operazione antimafia. Anche il matrimonio non lo avrebbe aiutato. Nel senso che la moglie è titolare di un’altra ditta (sempre di trasporti) con sede a Chivasso a sua volta oggetto di diniego all’iscrizione alla White List nel 2016.  Giuseppe Legato, La Stampa