Aemilia, sequestrati casa e conti esteri ai Sarcone

Conti correnti scovati nell’Europa dell’est, società con sede a Reggio e Modena e in Bulgaria, fino alla storica abitazione di famiglia in centro a Cutro. È questo il peso patrimoniale del nuovo rilevante sequestro antimafia messo a segno ieri mattina all’alba dalla Dda di Bologna nei confronti della famiglia Sarcone di Bibbiano, il cui capostipite Nicolino è considerato uno dei reggenti della locale emiliana di ’ndrangheta legata al clan Grande Aracri di Cutro, loro città natale.

Quella di ieri non è la prima misura di prevenzione nei confronti di Carmine Sarcone (38 anni, il più giovane, arrestato a inizio anno), e dei fratelli Giuseppe (56 anni), Gianluigi (47 anni) e Nicolino (53 anni), gli ultimi due imputati eccellenti dell’inchiesta Aemilia. Nicolino è l’uomo chiave dell’operazione antimafia del 2015 che lo ha portato alla reclusione al carcere duro – riservato ai capi clan – con condanna in abbreviato in appello a 15 anni, che si aggiungono ai 10 anni di carcere che sono sopraggiunti in Cassazione come pena definitiva per il coinvolgimento di primo piano in Edilpiovra, storica inchiesta contro il clan emiliano.

Nonostante il passare del tempo non si allenta però la presa dell’antimafia sul patrimonio dei fratelli Sarcone. Ieri mattina i carabinieri del Roni di Modena hanno messo i sigilli a società, auto e depositi di contanti all’estero, individuati grazie all’attività investigativa che non si è mai fermata.

Il grimaldello giudiziario è sempre lo stesso: la sperequazione tra redditi dichiarati e stile di vita, che una volta rilevata attiva il sequestro per la confisca dei patrimoni in chiave antimafia. Un’arma giudiziaria potentissima usata ieri verso parenti e prestanome dei Sarcone. Il sequestro esteso su richiesta dalla Dda, è stato disposto dal tribunale di Reggio Emilia formato dai giudici Simone Medioli Devoto, Teresa Antonella Garcea e Sarah Iusto. Un provvedimento che riguarda l’Audi A6 immatricolata in Bulgaria e intestata alla convivente bulgara di Gianluigi Sarcone.

Anche due dei conti correnti congelati sono in Bulgaria, verso i quali Gianluigi ha fatto transitare 8 bonifici da 4.900 euro. Siamo nel settembre del 2014, anno in cui la sua convivente aveva redditi dichiarati per 8mila euro. I bonifici vengono ritenuti di provenienza illecita, soprattutto se si tiene in considerazione che la sproporzione accumulata negli anni precedenti dal nucleo familiare di Gianluigi Sarcone è fissato in 3 milioni di euro, come testimonierebbe tra gli altri l’acquisto nel 2013 di una Porsche Cayenne. C’è poi un altro conto, questa volta in una banca rumena intestato a una terza persona.

Infine le società italiane, come la Due Torri srl con sede legale in via Martiri di Cervarolo a Reggio Emilia, sequestrata insieme a tutto il patrimonio aziendale. Società in mano a due estranei ma acquisita da Carmine Sarcone nel gennaio del 2018, che con uno dei precedenti titolari aveva realizzato alcuni interventi immobiliari tra cui tre palazzine residenziali nel comune di Ozzano Emilia nonché interventi post terremoto a L’Aquila, poi al centro dell’indagine Idra, che vede il tentativo della famiglia di insinuarsi nella ricostruzione post sisma. La Due Torri è al centro di rapporti con diversi altri sodali del clan finiti in Aemilia, in forza di rapporti finanziari con la Pitagora Costruzioni srl riconducibile a Pasquale Brescia, e con la Magisa srl di Salvatore Muto, poi pentitosi nel processo. Sigilli anche alla Edilpiù srl, ditta edile di via Pergolisi a Modena. Non mancano le società estere, come la Metalservice Global Import Export sil di Bucarest, e la Inovative Loking Sistem Eddop di Sofia. A far male, c’è da credere, c’è anche lo storico quartier generale in Calabria della famiglia Sarcone, il caseggiato tra via Nazionale e via Kennedy, finito anch’esso sotto sequestro. Enrico Lorenzo Tidona, La Gazzetta di Reggio