Milano, Comasina: la rivolta contro la polizia. Gli abitanti in piazza circondano gli agenti

Per capire quel che sta succedendo alla Comasina bisogna guardare al passato. Ma non a quello degli omicidi e delle faide degli anni Novanta. O almeno non necessariamente. Perché anche se oggi i cognomi sono identici a quelli che trent’anni fa governavano il quartiere, gli scenari sono completamente cambiati. Con l’esplosione dei Comasina boys, ragazzi che in quegli anni erano giovanissimi o neppure nati. Che hanno visto i propri genitori o i parenti coinvolti nelle principali inchieste antimafia sul quartiere, che sono cresciuti coltivando il seme dell’odio per lo Stato e la polizia. In una sorta di paideia della mala, diventata un marchio da tramandare, una tradizione — inestirpabile — di famiglia. Ecco allora come spiegare la rivolta di lunedì sera in piazza Gasparri. Questi i fatti: una volante della polizia, la macchina del commissariato Comasina, intorno alle 22 vede una Fiat 500 con a bordo cinque persone in via Val di Bondo all’angolo con piazza Gasparri. Gli agenti riconoscono qualcuno degli occupanti, decidono di fermare la macchina. Quando la 500 si ferma due delle cinque persone a bordo scendono e scappano. Gli altri tre, intanto, rivolgono insulti e minacce agli agenti e si scagliano contro la loro auto. Non solo. Perché in un batter d’occhi dai palazzi di via Val di Bondo scendono altri giovani. Circondano l’auto e i poliziotti, urlano, fanno casino. Alla fine per riportare la situazione alla calma e permettere l’arresto dei «rivoltosi» servirà l’intervento di altre sei volanti: tre occupanti dell’auto e due giovani arrivati in soccorso.

In manette finiscono in 5, anche se dopo l’udienza della direttissima tre sono stati rilasciati in attesa del processo. Per Nicholas Banfi, 20 anni e Dylan Rossi, 19, è scattato l’obbligo di firma, mentre per Nicola I. D. L, 46 anni, non sono stati presi provvedimenti cautelari. In carcere sono invece finiti Cosimo Ciriello, 40 anni e una lunga fila di precedenti, ma soprattutto Savino Banfi, 41 anni, originario di Barletta ma da sempre considerato uno dei «capi» della piazza della Comasina. Uomo vicino sia ai fratelli Toscano — Massimiliano ex titolare della carrozzeria Ambrocar di Novate, base del narcotraffico — sia alla famiglia Flachi. Agli eredi di quel Pepé Flachi, uomo delle cosche calabresi, da sempre padrone di Bruzzano e della Comasina e condannato all’ergastolo nelle inchieste antimafia degli anni Novanta. Ma come dicevamo, per capire come sia possibile che trenta o quaranta persone scendano in strada aggredendo gli agenti impegnati in un normale controllo di polizia (l’auto è risultata pulita, non c’era droga né problemi di alcuni tipo), occorre appunto tornare alla storia recente del quartiere. A poco più di due mesi fa quando la polizia arresta 23 persone per spaccio di droga, tutte alla Comasina. Tra loro c’è anche un ex poliziotto del commissariato, Roberto D’Agnano. Secondo le accuse, finché è stato in servizio al commissariato, D’Agnano è stato al soldo del trafficante di cocaina Laurence Rossi. Non solo, perché per lungo tempo lo stesso D’Agnano avrebbe «vessato» gli altri poliziotti della squadra investigativa per evitare che indagassero sullo spaccio. Qualche mese prima, a marzo, un commando di 9 uomini incappucciati e armati aveva invece assaltato la Ambrocar di Novate. Alla base uno scontro tra narcos: da una pare Massimiliano Toscano, vittima dell’aguato, dall’altra Rocco Ambrosino, ex socio e oggi in carcere dopo l’inchiesta «Sangue blu» del Nucleo investigativo dei carabinieri. Alla base della faida uno scontro per il controllo del narcotraffico sull’asse Quarto Oggiaro-Comasina-Bruzzano.