‘Ndrangheta: da Mileto sino in Brianza, Cassazione annulla per il clan Cristello

La Cassazione ha annullato con rinvio per un nuovo processo di secondo grado dinanzi alla Corte d’Appello di Milano la sentenza nata dall’operazione “Disco Italia”, dal nome della discoteca di Cesano Maderno (Monza) di cui gli imputati, secondo l’accusa, volevano acquisire la gestione e il controllo. Gli annullamenti riguardano gli esponenti del clan Cristello, originari di Mileto e da anni trapiantati in Lombardia. In particolare, un nuovo processo di secondo grado è stato ordinato dalla Suprema Corte nei confronti di: Emanuele Cristello, 23 anni, Simone Cristello, 24 anni e Matteo Zibra, 29 anni, (difesi dall’avvocato Francesco Lojacono), Valeriano Siragusa (avvocato Giovanni Aricò) Domenica Cristello, 53 anni, detta Mimma (avvocato Emanuele Occhipinti), madre di Matteo Zibra. I primi tre sono i nipoti del defunto boss Rocco Cristello (in foto) ucciso il 27 marzo 2008 a Verano Brianza nell’ambito di una faida con gli Stagno, parenti degli stessi Cristello. Domenica Cristello – originaria di San Giovanni di Mileto – è invece la sorella del defunto boss, residente a Carate Brianza. Valeriano Siragusa il cugino di Rocco Cristello. La Dda di Milano con l’operazione “Disco Italia” ha fatto luce su quella che è stata definita come «un’agguerrita struttura criminale organizzata, gravitante nell’ambito di una cosca di ‘ndrangheta della Brianza», con basi anche nella province di Milano, Como e Monza.Le principali accuse contestate agli arrestati sono traffico di stupefacenti, porto e detenzione di armi da fuoco, tentato omicidio e lesioni personali aggravate. Nell’atto di ricorso, i cui contenuti sono stati ribaditi dagli altri difensori, l’avvocato Francesco Lojacono aveva eccepito che la sentenza di condanna non aveva fornito adeguata motivazione circa l’operatività di una comune organizzazione, costituita da soggetti che agiscono in vista di comuni scopi ed interessi, valorizzando invece condotte frutto di iniziative eterogenee ed estemporanee al di fuori di un’attività programmata e diretta da una struttura organizzativa, a tal fine specificamente predisposta e stabilmente dedicata. Gli stessi argomenti, ripresi nel corso della discussione, sono stati ritenuti fondati dalla Corte di Cassazione, che ha annullato la sentenza della Corte d’Appello milanese ed ha disposto un nuovo giudizio. A seguito della pronuncia di annullamento, secondo le difese, risultano decorsi i termini di custodia cautelare cui risultano sottoposti tutti gli imputati, e ciò sarà oggetto di specifica richiesta di scarcerazione che verrà depositata nei prossimi giorni. il Vibonese.it