<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!-- generator="wordpress/2.3.2" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>Associazione Saveria Antochia OMICRON Onlus</title>
	<link>http://www.omicronweb.it</link>
	<description>Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al Nord</description>
	<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 18:39:32 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.3.2</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>Il lobbista della &#8216;ndrangheta e i politici &#8220;Le mie cene pagate agli assessori pdl&#8221;</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/11/il-lobbista-della-ndrangheta-e-i-politici-le-mie-cene-pagate-agli-assessori-pdl/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/11/il-lobbista-della-ndrangheta-e-i-politici-le-mie-cene-pagate-agli-assessori-pdl/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 18:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Homepage]]></category>

		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[milano]]></category>

		<category><![CDATA[Ndrangheta]]></category>

		<category><![CDATA[Operazione Parco Sud]]></category>

		<category><![CDATA[Stefano Maullu]]></category>

		<category><![CDATA[tangenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/11/il-lobbista-della-ndrangheta-e-i-politici-le-mie-cene-pagate-agli-assessori-pdl/</guid>
		<description><![CDATA[11 Marzo 2010, Repubblica.it   Alfredo Iorio, arrestato in un&#8217;inchiesta sulla mafia in Lombardia, nei verbali ammette le mazzette e rivela i suoi rapporti con i politici di Regione e Provincia: &#8220;Io aiutavo Maullu e Altitonante. E una volta c&#8217;era anche il premier Berlusconi&#8221; Le cene offerte all’assessore regionale Stefano Maullu e al Pdl, alle quali avrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>11 Marzo 2010, Repubblica.it   <span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 15px; font-size: 13px; color: #333333; font-weight: bold">Alfredo Iorio, arrestato in un&#8217;inchiesta sulla mafia in Lombardia, nei verbali ammette le mazzette e rivela i suoi rapporti con i politici di Regione e Provincia: &#8220;Io aiutavo Maullu e Altitonante. E una volta c&#8217;era anche il premier Berlusconi&#8221; <span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal">Le cene offerte all’assessore regionale Stefano Maullu e al Pdl, alle quali avrebbe partecipato anche il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Le mazzette pagate ad amministratori locali e le relazioni con professionisti con “agganci in tribunale” per aggiudicarsi in anteprima le aste immobiliari. Ecco i verbali dell’i nterrogatorio con cui l’imprenditore Alfredo Iorio, arrestato dalla Dia in un’inchiesta per mafia, rivela i suoi rapporti con la politica e la criminalità organizzata.Iorio, arrestato a novembre nell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Parco sud, ha permesso con le sue rivelazioni l’arresto di Tiziano Butturini, ex sindaco del Pds a Trezzano sul Naviglio e presidente del potente consorzio delle acque Tasm, e di Michele Iannuzzi, ex assessore del Pdl nel comune alle porte di Milano e nel consiglio d’amministrazione del Tasm.Interrogato dal pm Paolo Storari, parla anche dei suoi rapporti con Maullu, assessore regionale alla protezione civile (Pdl), e con Fabio Altitonante, dello stesso partito, assessore provinciale al patrimonio edilizio e consigliere comunale a Milano. E con Butturini, beneficiario delle bustarelle, che con la sua fondazione Lida, il “laboratorio internazionale dell’acqua” candidato ad avere un ruolo di primo piano nell’Expo, tentava di tessere relazioni trasversali con amministratori lombardi di destra e di sinistra.«I miei rapporti con Maullu sono di vicinanza politica — spiega Iorio nel verbale del primo dicembre — . Maullu mi sollecitava a conoscere persone della mia zona per incrementare il suo bacino elettorale. Mi chiese di fare il candidato sindaco a Cesano Boscone ma io rifiutai». Tangenti ne ha distribuite tante, ammette, ma non a Maullu: «Al massimo gli ho pagato delle cene». Sollecitato dal magistrato, Iorio si spiega meglio: «Ci conosciamo, l’ho aiutato a conoscere altri politici della zona, abbiamo sempre avuto contatti nell’ultimo anno. Voleva che gli facessi conoscere più persone sul territorio per arrivare poi a fare la campagna elettorale del 2010».</span></span>Una frequentazione assidua. «Sono stato con lui e con l’altro assessore provinciale <em>(Altitonante)</em> a Roma, al convegno del Pdl. Ho pagato due cene e basta». L’immobiliarista, arrestato per corruzione per atti contrari ai doveri e falsità ideologica “al fine di agevolare l’attività del sodalizio criminoso BarbaroPapalia” , conosce anche il fratello di Maullu, immobiliarista come lui. Ma nega di aver mai corrotto l’assessore: «Non ho avuto incarichi, non mi hanno dato lavoro, non ho pagato nulla né a lui né a Fabio Altitonante perché sono della stessa corrente politica».Ma il pm insiste e gli chiede: «Erano cene elettorali?». «No, no, cene», assicura Iorio, che specifica: «Ho organizzato una cena a Rozzano, in occasione delle elezioni, ma per presentare il candidato sindaco di Cesano, Mainardi. Abbiamo pagato noi. E una cena a Roma dove ho pagato io. Lì eravamo più persone, c’erano più politici».  Più avanti, di fronte alle contestazioni dell’ufficiale di polizia giudiziaria che gli legge le intercettazioni nelle quali si parla di cene da «cinquemila euro al tavolo», Iorio dice di aver «pagato con un assegno personale, di cui mi hanno fatto fattura, il Pdl per la cena elettorale del partito a dicembre. Credo di averne pagate due, una un po’ più ristretta con Berlusconi e una un po’ più allargata dove Berlusconi non c’era. Però queste due le ho pagate io personalmente e mi hanno dato le fatture. Cioè, non erano riferite a Maullu, ecco, né ad Altitonante. Mi sembra che Altitonante mi abbia chiamato per dirmi se volevo contribuire».Al pm interessa anche approfondire il rapporto con l’assessore provinciale. Che si dà da fare per una pratica edilizia in via Tosi, a Milano in zona Navigli. «Dagli atti è emerso che Fabio Altitonante è riuscito a ottenere un parere di incompetenza dalla Regione Lombardia e ha accompagnato alcuni tecnici presso il Comune di Milano da un funzionario non identificato». Iorio risponde: «La pratica di via Tosi è stata piuttosto laboriosa e Altitonante si era rivolto a un architetto della Regione per formalizzare un parere che tardava ad arrivare. Successivamente Altitonante ha messo in contatto qualcuno della Wed (<em>una delle società di cui Iorio è socio insieme con Andrea Madafferi, anche lui arrestato dalla Dda)</em> con un funzionario comunale per ottenere il via libera sulla pratica di via Tosi».Alla realizzazione, però, Iorio e Madaffari partecipano con un’a ltra società, la Kreiamo spa: «La pratica era incagliata. Dovevamo fare 17 appartamenti. La commissione paesaggistica ci aveva dato prima il parere positivo, poi tutto di botto ce l’ha&#8230; Quando abbiamo dovuto presentare il permesso a costruire ha cambiato completamente&#8230; perché si erano lamentati degli handicappati. E lui <em>(Michele Iannuzzi, ex assessore Pdl a Trezzano, consigliere nel Tasm)</em> si era informato per capire perché la pratica per la procedura dei beni architettonici e ambientali andava in una commissione comunale che poi la trasferiva alla Regione. E quindi io avevo chiesto a lui se poteva capire chi era la persona di riferimento (&#8230;) Ancora oggi la pratica è sospesa, non ci hanno ancora risposto nulla, bisogna aspettare la variante del Pgt del comune di Milano».«(&#8230;) In realtà la pratica non poteva proseguire perché ci voleva anche l’approvazione della nuova legge, quello della possibilità di incremento volumetrico che aveva fatto Berlusconi di recente, più il discorso che sarebbe dovuto essere approvato il Pgt del comune di Milano. In realtà non si sono potute applicare né l’una né l’a ltra perché non sono state approvate». Altitonante, però, si è speso fino all’ultimo: «Non ha fatto altro che rompere le scatole all’architetto della Regione per avere questo parere, ma in realtà semplicemente per cercare di farcelo dare il prima possibile».Iorio parla anche di un avvocato di Torino che proponeva a lui e a Madaffari investimenti in aste immobiliari e che ha «agganci in tribunale: riesce ad acquistare un immobile prima che questo vada all’asta». Se riusciva ad aggiudicarselo, dava loro un ritorno finanziario. L’avvocato, racconta Iorio, è amico di Madaffari, al quale è stato suggerito da un commercialista milanese: «Se vuole guadagnare dei bei soldi, dopodomani deve fare un bonifico di 100mila euro a quest’avvocato». Ad affare concluso il torinese paga profumatamente e in nero: «Lui personalmente mi ha portato in una borsa di carta trentamila euro in contanti, che è l’utile dell’o perazione&#8230;». Davide Carlucci</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/11/il-lobbista-della-ndrangheta-e-i-politici-le-mie-cene-pagate-agli-assessori-pdl/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>“Ventimiglia Alta è solo dei calabresi”: picchiati a sangue cinque immigrati turchi</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/10/%e2%80%9cventimiglia-alta-e-solo-dei-calabresi%e2%80%9d-picchiati-a-sangue-cinque-immigrati-turchi/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/10/%e2%80%9cventimiglia-alta-e-solo-dei-calabresi%e2%80%9d-picchiati-a-sangue-cinque-immigrati-turchi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 18:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[Ndrangheta]]></category>

		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

		<category><![CDATA[Ventimiglia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/10/%e2%80%9cventimiglia-alta-e-solo-dei-calabresi%e2%80%9d-picchiati-a-sangue-cinque-immigrati-turchi/</guid>
		<description><![CDATA[1o Marzo 2010, AgoraVox   Ventimiglia Alta è uno dei tanti caratteristici centri storici della Liguria, anzi dopo quello di Genova, ed al pari di quello di Albenga, senza alcun dubbio è quello artisticamente più valido. Sino a non molto tempo fa vi sorgeva la Curia Vescovile e la più antica Scuola Media inferiore della città di confine. Con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1o Marzo 2010, AgoraVox   <span style="font-family: Arial, Helvetica, 'Liberation Sans', FreeSans, sans-serif; font-size: 13px" class="Apple-style-span"><strong style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">Ventimiglia Alta</strong> è uno dei tanti caratteristici centri storici della Liguria, anzi dopo quello di Genova, ed al pari di quello di Albenga, senza alcun dubbio è quello artisticamente più valido. Sino a non molto tempo fa vi sorgeva la <strong style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">Curia Vescovile</strong> e la più antica Scuola Media inferiore della città di confine. Con il nuovo Vescovo Mons. Careggio alcuni anni fa la prima è stata trasferita nella più popolosa Sanremo, mentre la seconda verrà soppressa con il nuovo anno scolastico 2010/2011.</p>
<div style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px"></div>
<div style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">Ventimiglia Alta dunque è rimasta sola con i suoi <strong style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">enormi problemi di emarginazione </strong>e criminalità organizzata. Non è infatti un mistero che in città la <strong style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">’ndrangheta</strong>, cioè la più potente organizzazione mafiosa europea, originaria della Calabria, abbia floridamente attecchito, trapiantandosi qua al seguito della biblica immigrazione degli anni sessanta che ha trasformato Ventimiglia da una tranquilla cittadina di confine di quindicimila abitanti in una conurbazione urbana che conta circa il doppio degli abitanti di cui un terzo proprio di origine calabrese e, nello specifico, della piana di Gioia Tauro. Di origine calabrese sono molti amministratori locali ed anche i “ leader” dell’opposizione “democratica” come quel <strong style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">Sergio Scibilia</strong>oggi candidato per il Pd al Consiglio regionale della Liguria e che, più di una volta privatamente, ci ha confidato proprio come “i figli dell’emigrazione degli anni sessanta oggi sono i più razzisti contro i nuovi venuti da paesi stranieri”.</div>
<div style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px"></div>
<div style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">Così ieri l’altro nell’unica struttura sportiva del centro storico proprio i figli di quell’immigrazione proveniente dal Sud in disperata ricerca di lavoro nella vicina Francia hanno, senza altro motivo che non fosse quello xenofobo, <strong style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">sprangato e picchiato a sangue cinque immigrati curdi</strong>, tutti in regola con il permesso di soggiorno, procurando loro lesioni guaribili in un periodo compreso tra venti e trenta giorni. Unica loro colpa quella di aver frequentato un bar della principale strada della città alta ventimigliese, Via Garibaldi, da sempre punto di ritrovo solamente di certe famiglie calabresi e di <strong style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">aver mancato di rispetto ad un vecchio “capobastone”</strong>. “Via gli stranieri dai nostri bar e dalle nostre strade. Ventimiglia alta è solo calabrese” li avrebbero apostrofati gli aggressori.</div>
<div style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px"></div>
<div style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">Grazie alla presenza nel quartiere della Stazione dei Carabinieri, unica istituzione pubblica ad avere avuto il coraggio di non abbandonare il territorio, e ad una loro brillante operazione nel giro di poche ore quattro degli aggressori sono stati arrestati ed ora si trovano in carcere in attesa del processo. Sono pregiudicati molto noti in città. I curdi aggrediti e gli altri immigrati stranieri residenti a Ventimiglia, invece, ora hanno paura e sperano di potersene andare via al più presto. “Ventimiglia è come Rosarno, ma forse un po’ tutta l’Italia è così” ci dicono i tanti curdi, romeni e sudamericani che incontriamo nella città di confine e, poi, aggiungono: “ma crediamo che a voi italiani piaccia vivere così, tra di voi, con i vostri mafiosi ed i vostri criminali”. Intanto l’unico uomo politico a parlare apertamente di razzismo è l’ex Sindaco di sinistra<strong style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">Claudio Berlengiero</strong>, medico e rampollo di un’antica famiglia ligure, che a Ventimiglia Alta vive e che conosce personalmente gli aggrediti per averli accolti, come primo cittadino, quando, profughi, nella seconda metà degli anni novanta arrivarono in città. Altri, tra cui il Sindaco Gaetano Scullino invece hanno parlato genericamente di “ atti di bullismo”. E’ la solita storia: lo struzzo continua a nascondere la testa sotto la sabbia. Per fortuna esiste ancora una Magistratura libera ed indipendente appoggiata da Forze dell’Ordine con ancora un forte senso del dovere. Sono garanzia di democraticità.</div>
<div></div>
</p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/10/%e2%80%9cventimiglia-alta-e-solo-dei-calabresi%e2%80%9d-picchiati-a-sangue-cinque-immigrati-turchi/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Mafia, affari e grandi opere Relazioni pericolose in Veneto</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/09/mafia-affari-e-grandi-opere-relazioni-pericolose-in-veneto/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/09/mafia-affari-e-grandi-opere-relazioni-pericolose-in-veneto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 18:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[grandi opere]]></category>

		<category><![CDATA[mafia]]></category>

		<category><![CDATA[veneto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/09/mafia-affari-e-grandi-opere-relazioni-pericolose-in-veneto/</guid>
		<description><![CDATA[9 Marzo 2010, Terra.it   ANALISI. Le riflessioni di Walter Mescalchin, dell’associazione Libera, aiutano a comprendere i rischi delle infiltrazioni anche nella nostra regione: «Nel settore delle costruzioni le organizzazioni mafiose controllano migliaia di lavoratori».
Walter Mescalchin, negli anni in cui la banda di Felice Maniero imperversava nella Riviera, era sindaco di Camponogara. Il suo Comune fu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>9 Marzo 2010, Terra.it   <span style="font-family: Verdana, 'Bitstream Vera Sans', Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 19px; font-size: 12px; color: #333333" class="Apple-style-span"><span style="color: #07842f" class="Apple-style-span">ANALISI. Le riflessioni di Walter Mescalchin, dell’associazione Libera, aiutano a comprendere i rischi delle infiltrazioni anche nella nostra regione: «Nel settore delle costruzioni le organizzazioni mafiose controllano migliaia di lavoratori».</span></p>
<p style="padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0.5em; padding-left: 0px; margin: 0px">Walter Mescalchin, negli anni in cui la banda di Felice Maniero imperversava nella Riviera, era sindaco di Camponogara. Il suo Comune fu uno dei primi a costituirsi parte civile nel maxi processo contro la mala del Brenta assieme alla Provincia di Venezia. «Fu un momento importantissimo – spiega –. Il nostro esempio fu seguito da tutti e dieci i Comuni della Riviera e riuscimmo a ribaltare un sistema nazionale che chiedeva alle istituzioni locali di rimanere fuori dalle indagini. Invece noi abbiamo contribuito a dimostrare che attraverso la legalità è possibile vincere la mafia». Altri tempi. L’anno scorso, nell’ultima udienza del maxi processo, era rimasta solo la Provincia – che ancora era in mano al centro sinistra – sul banco della parte civile. Tutti i Comuni rivieraschi, chi passato alla Lega e chi a Forza Italia, si sono defilati uno per uno. «Adesso sta passando, anche e soprattutto attraverso le istituzioni e la politica, un modo di pensare mafioso.C’è la tendenza a farsi gli affari propri, emergono quei messaggi leghisti che sono l’esatto contrario di quelli di solidarietà su cui si fonda la convivenza civile. Viviamo in un clima difficile e pericoloso. Eppure la mafia si combatte solo attraverso una cultura diversa. Non è soltanto questione di xenofobia e razzismo. L’aspetto più negativo e il non rispetto delle regole. La mafia insegna che ‘le regole le faccio io’. Coltivare la cultura mafiosa significa non obbedire alle regole e costruire uno Stato a misura della convenienza del più forte, perseguire solo i propri interessi, avere la ricchezza come unico fine e come unico metro di giudizio. E questa non è solo la lega. Lei ha portato all’esasperazione questo messaggio, ma tutta la destra Veneta agevola questo aspetto e pure certa sinistra ha le sue colpe». Chiusa la carriera politica come amministratore, Walter Mescalchin ha continuato nell’impegno civile su due binari distinti ma affatto separati, lavorando con Libera e col Comitato ambiente e territorio della Riviera del Brenta. Mafie e grandi opere, infatti, non sono che due facce della stessa medaglia. «Facciamo pure l’esempio della Romea Commerciale - spiega -.Adesso si fa un gran ragionare su dove realizzare l’innesto. Tutto questo senza entrare nei non trascurabili dettagli del tipo: l’intera opera serve o non serve? Nel caso deve per forza essere una autostrada? E soprattutto chi la deve realizzare? Ci siamo tutti scordati di quei due anni di battaglia di ricomposizione societaria che hanno portato ad indagare Vito Bonsignore per il riciclo di denaro sporco? Adesso Bonsignore, eletto eurodeputato nelle file del Pdl in un collegio di Torino, è sempre al vertice della cordata e lo Stato e l’Anas hanno affidato a lui la realizzazione dei lavori. Eppure il processo per riciclo è tutt’altro che concluso. Tra l’altro si è garantito per 50 anni l’introito del pedaggio». Uno tra i tanti esempi di come le logiche di riciclaggio condizionino lo “sviluppo economico”, ma potremmo tranquillamente scrivere lo “stupro”, del territorio.«Già! Non possiamo più continuare ad accettare che ‘basta fare’. A partire dagli stessi Comuni che accettano che venga loro derubata da commissari e leggi speciali la possibilità di pianificare gli interventi. Dobbiamo tornare a fare una battaglia per le autonomie e non sul federalismo. Lo Stato non può dire cosa fare ai Comuni. Oggi passano logiche aberranti. Senza discutere, senza ragionare con i cittadini, stanno pensando di ridurre i componenti dei consigli, eliminare le municipalità e le stesse Provincie. Così i Comuni diventano la lunga mano amministrativa delle Regioni. E questo il federalismo di Bossi: non uno Stato partecipato ma un centralismo su scala media. Un gioco che piace alla mafia. Oggi il suo interlocutore privilegiato non è più il sindaco ma il commissario che lo sostituisce per le decisioni di peso.Il veicolo per il riciclo del denaro non è l’appaltino sulle polizie in Comune ma le grandi opere: Passante, Romea Commerciale, Mose, Quadrante di Tessera, Veneto City… Operazioni enormi in cui vengono veicoli miliardi che non sono mai gestiti dal territorio ma a livello regionale o con un commissario di riferimento che decide per tutti. Questo e il sistema che hanno creato apposta. Poi, ogni tanto, qualcuno viene pescato con le mani sulla marmellata come nel caso di Bonsignore ma non si va mai fino in fondo». Tra le grandi opere, grandi danni per cittadini e grandi affari per la mafia, ci mettiamo pure l’inceneritore di Marghera? «Perché crede che vogliano farlo costruire ai privati? Così lo Stato non potrà controllare cosa viene smaltito in quelle ciminiere. Il traffico di rifiuti così come quello delle armi, è uno di quei mercati che, per loro stessa natura, possono essere gestiti solo dalla criminalità organizzata. Una stagione che Marghera ha già vissuto ai tempi di Craxi e del suo ministro degli esteri De Michelis con i fusti portati dalla Jolly Rosso quando si delineavano quelle rotte di traffici di armi e di rifiuti tossici che hanno portato, tra le altre cose, anche all’omicidio di Ilaria Alpi.L’Sg31 riaprirà il porto di Marghera alla criminalità organizzata con la complicità degli stessi industriale. Il che non è una novità. Ce lo ricordiamo o no che per venti anni i nostri rifiuti tossici sono stati smalti ti a Caserta dai Casalesi, e che oggi in tutto il casertano non c’è un metro di terra coltivabile? » Da buon ministro dell’agricoltura, questo Zaia lo saprà di sicuro! Possiamo dunque affermare che nel Veneto esiste una forte infiltrazione mafiosa? «La mafia, intesa come criminalità organizzata e non come la vecchia Cosa Nostra siciliana tutto lupara e fichi d’india, esiste in tutto il mondo e controlla almeno il 60 per cento della finanza. Il Veneto, in quanto terra di investimenti e di grandi opere, è una regione appetibile per il riciclo di denaro sporco. Pensiamo alle tante banche che sono arrivate e al proliferare dei centri commerciali stranieri.Ha notato quei negozi super lusso che aprono e chiudono nell’arco di pochi mesi? Chi altro, se non chi ha come obiettivo il riciclaggio del denaro e può permettersi di investire 100 per ricavare 80, lavora in sicura perdita?» Oltre che il tradizionale mercato della droga, la mafia controlla anche il mercato del lavoro nero. Lo abbiamo visto a Rosarno. E nel nordest? «Da noi, nel settore delle costruzioni, la mafia controlla migliaia di lavoratori. Per la maggior parte sono stranieri che la mafia usa per controllare il mercato del lavoro. Un caporalato che nasce addirittura nei loro paesi d’origine a ricordarci che il fenomeno mafioso oggi è un fenomeno globalizzato. D’altra parte, la cultura di sfruttamento dell’uomo sull’uomo è tipica della mafia. è da qui che dobbiamo ripartire per ribadire che la legalità è l’unico mezzo per sconfiggere la criminalità anche quella che siede nei palazzi della politica e della finanza: i diritti sono di tutti e non sono mai negoziabili».</p>
</p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/09/mafia-affari-e-grandi-opere-relazioni-pericolose-in-veneto/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Mafia e aziende, ondata di sequestri Maroni: «Milano sede dell’agenzia»</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/09/mafia-e-aziende-ondata-di-sequestri-maroni-%c2%abmilano-sede-dell%e2%80%99agenzia%c2%bb/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/09/mafia-e-aziende-ondata-di-sequestri-maroni-%c2%abmilano-sede-dell%e2%80%99agenzia%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 18:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[Agenzia per i beni confiscati]]></category>

		<category><![CDATA[aziende confiscate]]></category>

		<category><![CDATA[milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/09/mafia-e-aziende-ondata-di-sequestri-maroni-%c2%abmilano-sede-dell%e2%80%99agenzia%c2%bb/</guid>
		<description><![CDATA[9 Marzo 2010, Il Giornale.it    L’agenzia incaricata di gestire i beni confiscati alla mafia avrà una sezione anche a Milano, oltre a quella principale insediata a Reggio Calabria. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ieri, nella sede di Assolombarda, ha discusso con gli industriali milanesi della collaborazione anti-criminalità. «Purtroppo - ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>9 Marzo 2010, Il Giornale.it    <span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; line-height: normal; font-size: medium"><span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px">L’agenzia incaricata di gestire i beni confiscati alla mafia avrà una sezione anche a Milano, oltre a quella principale insediata a Reggio Calabria. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ieri, nella sede di Assolombarda, ha discusso con gli industriali milanesi della collaborazione anti-criminalità. «Purtroppo - ha spiegato Maroni - la Lombardia, per numero di aziende sequestrate, è sul podio insieme alla Campania e alla Calabria». «In 19 mesi in Italia - i numeri del ministero dell’Interno - sono stati sequestrati alle mafie 14.400 beni, per un controvalore di 7 miliardi e 600 milioni di euro. Il 20% sono aziende. In Lombardia sono state definitivamente confiscate 165 aziende e più di 2mila sono quelle sequestrate». Ma il 90% delle aziende sequestrate non arriva alla confisca perché fallisce prima. Il problema su cui il ministro ha chiesto la collaborazione di Assolombarda è proprio come riuscire a non far fallire le aziende dal momento del sequestro a quello della confisca.</span></span><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: normal; font-size: 13px; color: #222222" class="Apple-style-span">«Le aziende confiscate e sequestrate - ha spiegato Maroni - richiedono un intervento speciale, per valutare se possano e debbano essere salvate, o chiuse perché nate in regime mafioso e di mancata concorrenza. Sono valutazioni difficili e chi meglio dei manager di Assolombarda può darci un aiuto? Con loro possiamo costruire un modello da esportare anche in altre regioni». Le aziende in mano alle organizzazioni criminali vanno dalla piccola impresa artigiana fino alla grande distribuzione commerciale. Alcune servono a fare profitto, altre hanno come obiettivo il riciclaggio, grazie agli alti volumi di denaro che girano.</span></p>
<div id="spalla_sx_top" style="clear: both; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 10px; padding-bottom: 0px; padding-left: 10px; width: 665px; border-width: 1px; border-color: #cccccc; border-style: solid">
<div class="testo_articolo_dimensione" style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; color: #222222; padding: 0px; margin: 0px"></div>
<div style="clear: both; padding: 0px; margin: 0px"></div>
</div>
<div id="spalla_sx_bottom" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; width: 687px; padding: 0px"></div></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/09/mafia-e-aziende-ondata-di-sequestri-maroni-%c2%abmilano-sede-dell%e2%80%99agenzia%c2%bb/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Macrì: «La mafia è anche a Salso»</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/07/macri-%c2%abla-mafia-e-anche-a-salso%c2%bb/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/07/macri-%c2%abla-mafia-e-anche-a-salso%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 01:05:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[Ndrangheta]]></category>

		<category><![CDATA[parma]]></category>

		<category><![CDATA[Vincenzo Macrì]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/07/macri-%c2%abla-mafia-e-anche-a-salso%c2%bb/</guid>
		<description><![CDATA[6 Marzo 2010,  La Gazzetta di Parma   Il magistrato della Direzione Nazionale Antimafia Vincenzo Macrì, la giornalista tedesca Petra Reski, autrice dello «scomodo libro» «Santa Mafia. da Palermo a Duisburg: sangue, affari, politica e devozione», il referente di Libera Parma Giuseppe La Pietra e Stefano Fantino di Libera Informazione riuniti per una serata dedicata al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>6 Marzo 2010,  La Gazzetta di Parma   <span style="font-family: Arial, verdana, helvetica, sans-serif; line-height: normal; font-size: 12px; border-collapse: collapse" class="Apple-style-span">Il magistrato della Direzione Nazionale Antimafia Vincenzo Macrì, la giornalista tedesca Petra Reski, autrice dello «scomodo libro» «Santa Mafia. da Palermo a Duisburg: sangue, affari, politica e devozione», il referente di Libera Parma Giuseppe La Pietra e Stefano Fantino di Libera Informazione riuniti per una serata dedicata al tema «Dalle mafie locali alle mafie globali. Noi senza paura».</p>
<div>Organizzata da Il Delfino, da anni attivo contro l’uso di sostanze stupefacenti, e dall’Anpi, la serata ha suscitato molto interesse. E proprio la presenza di una sezione Anpi, quella «Anteo Mainardi Partigiano Canto», ha colpito il magistrato Vincenzo Macrì che ha chiamato i presenti «ad una nuova Resistenza contro la mafia in difesa di quei valori costituzionali che garantiscono libertà e democrazia».</div>
<div>Mafia che non è solo  in Italia, in Europa e nel mondo, ma è in Emilia Romagna, a Parma, a Salso «dove arrivò con i primi esiliati cutresi, sfociata nel delitto Carceo e progredita con le cosche calabresi attive nei campi della ristorazione, del commercio e dell’edilizia». Qui, come in altre realtà turistiche alberghiere, la &#8216;ndrangheta trova terreno fertile. E a Parma e a Salso si trova quella che Macrì ha chiamato «elite della &#8216;ndrangheta». «Le bische clandestine, i locali notturni aiutano il mondo della mafia ed il commercio di droga. E purtroppo, spesso, imprenditori e politici sostengono, anche inconsapevolmente, queste azioni illegali, che crescono nel silenzio della società che ne nega l’esistenza»</div>
</p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/07/macri-%c2%abla-mafia-e-anche-a-salso%c2%bb/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Ortomercato, la guerra dei bancali perde chi ha i documenti in regola</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/06/ortomercato-la-guerra-dei-bancali-perde-chi-ha-i-documenti-in-regola/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/06/ortomercato-la-guerra-dei-bancali-perde-chi-ha-i-documenti-in-regola/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[caporalato]]></category>

		<category><![CDATA[ortomercato]]></category>

		<category><![CDATA[Sogemi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/06/ortomercato-la-guerra-dei-bancali-perde-chi-ha-i-documenti-in-regola/</guid>
		<description><![CDATA[6 Marzo 2010, Repubblica   Le pedane per caricare la frutta sono un business fino nelle mani della malavita: escluse le cooperative pulite.Alle 4 di mattina, quando dal silenzio della notte arrivano in via Lombroso camion e camioncini carichi di arance e verdura, gli abusivi dei bancali sono pronti a muoversi, come una squadra di meccanici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>6 Marzo 2010, Repubblica   <span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 15px; font-size: 13px; color: #333333; font-weight: bold" class="Apple-style-span">Le pedane per caricare la frutta sono un business fino nelle mani della malavita: escluse le cooperative pulite.</span><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 15px; font-size: 13px; color: #333333" class="Apple-style-span">A</span><span style="line-height: 15px; color: #333333; font-size: medium" class="Apple-style-span"><font face="arial, helvetica, sans-serif">lle 4 di mattina, quando dal silenzio della notte arrivano in via Lombroso camion e camioncini carichi di arance e verdura, gli abusivi dei bancali sono pronti a muoversi, come una squadra di meccanici ai box della Formula 1. Sono lavoratori in nero e clandestini. Hanno scavalcato poco prima, indisturbati, le recinzioni. Sono pronti a scaricare la merce dai camion e avventarsi sui bancali che i coltivatori abbandonano nello spiazzo del mercato.Per chi porta la frutta e la verdura i bancali diventano un rifiuto. Per chi aspetta ai piazzali, al 61 o al 63, sotto le tettoie come la 60 e la 65, sono pezzi a costo zero che potranno rivendere alle cooperative dei grossisti o a clienti esterni che arrivano apposta per rifornirsi di pedane di legno.Un bancale raccolto sull’asfalto dell’Ortomercato non costa nulla e viene rivenduto a 50 centesimi se è rotto o poco solido come i bancali a perdere, ma può fruttare fino a due euro per altri modelli più robusti, più larghi, con misure conformi alle direttive europee. Un commercio che come ogni altro in via Lombroso è un racket, controllato dalla malavita di caporali italiani, egiziani e marocchini che sono lì anche da vent’anni.Ognuno di loro con la propria squadra di sei o sette sottoposti: controlla un piazzale, raccoglie ogni giorno fino a duecento pedane da una decina di furgoncini che scaricano ortofrutta, incassa fino a trecento euro a notte.Un business abusivo. Che sfrutta clandestini e irregolari. Che prolifera senza alcun controllo da parte del Comune e della sua società, Sogemi, che gestisce il più grande mercato ortofrutticolo d’Italia. Proprio Sogemi aveva autorizzato ad operare dentro l’O rtomercato, a fine 2008, una cooperativa satellite della Casa della Carità, che ospita persone in difficoltà per reinserirle nel lavoro. La cooperativa si chiama Ies, acronimo di Impresa etica sociale, un nome forse un po’ troppo ambizioso per operare nel luogo della città più contaminato da mafie e caporalato. </font></span><font style="font-size: medium" face="arial, helvetica, sans-serif" class="Apple-style-span">La Ies è composta da sette dipendenti rom, romeni e nordafricani, tutti in regola. È specializzata nella raccolta dei bancali rotti, li sistema e li rivende, ha lavori per diverse aziende milanesi che dei bancali non sanno che farsene dopo le consegne. «I rom sanno lavorare il legno perché costruiscono le baracche nei campi — spiega don Massimo Mapelli, della Casa della Carità — Abbiamo chiesto di poter lavorare all’Ortomercato perché lì ogni giorno vengono abbandonati centinaia di bancali».Dopo tutte le autorizzazioni di Sogemi, la cooperativa supera le recinzioni di via Lombroso, ma già il primo giorno, chi si avvicina agli assi di legno viene circondato da ragazzi che con sguardi torvi e minacce impediscono di raccogliere i bancali. «Questi sono nostri» dicono. «Ce ne siamo andati — ricorda don Mapelli — Abbiamo chiesto un incontro con la Sogemi, abbiamo riprovato scortati dai vigili, e siamo riusciti a caricare un camion con 180 bancali. Gli agenti hanno anche identificato due ragazzi che cercano di prendere le pedane. Ma potevamo essere scortati ogni giorno dai vigili?».Dopo vari tentativi, lo scorso novembre una lettera ricevuta dalla Sogemi chiede alla Ies di «procrastinare l’avvio delle attività» della cooperativa. Ma da allora, nessuno della cooperativa è riuscito a varcare i cancelli del mercato. «Un’azienda pubblica, controllata dal Comune, che non ha il controllo della legalità sul proprio territorio — denuncia don Mapelli — . E questa volta a chiedere il rispetto delle regole sono rom ed extracomunitari, quelli che l’irregolarità sono riusciti faticosamente a lasciarsela alle spalle».</font><span style="line-height: 15px; color: #333333; font-size: medium" class="Apple-style-span"><font face="arial, helvetica, sans-serif">A controllare il racket sono invece italiani e stranieri che da anni hanno trasformato i piazzali dell’Ortomercato nello spazio dei loro traffici privati. Caporali che muovono gruppi di clandestini, che in cambio di pochi euro, raccolgono centinaia di bancali a notte e li rimettono in circolo. Costruendo piccoli imperi economici: i caporali alla tettoia 65, si racconta tra gli stand, col business dei bancali hanno comprato tre macellerie in città.  «Invece di lasciare vincere i prepotenti bisognerebbe favorire le cooperative sociali e fare anche del settore dei bancali una fonte di lavoro e reddito onesto — dice Josef Dioli, sindacalista che da sempre lotta contro il caporalato tra gli stand —. Non si può, per esempio, lasciare l’onere della vigilanza a un paio di vigili». </font></span><span style="line-height: 15px; color: #333333; font-size: medium" class="Apple-style-span"><font face="arial, helvetica, sans-serif">Per il presidente di Sogemi, Roberto Predolin, il problema dei bancali «è una guerra tra poveri, con gruppi di nordafricani che tentano di rivenderli. Presto — dice — affideremo il servizio a un’a zienda in cambio di un canone. Con la cooperativa della Caritas abbiamo fatto solo beneficenza. Non prendevamo un soldo».</font></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/06/ortomercato-la-guerra-dei-bancali-perde-chi-ha-i-documenti-in-regola/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8216;Ndrangheta: sorveglianza speciale per Antonino Palamara</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/06/ndrangheta-sorveglianza-speciale-per-antonino-palamara/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/06/ndrangheta-sorveglianza-speciale-per-antonino-palamara/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[Antonino Palamara]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/06/ndrangheta-sorveglianza-speciale-per-antonino-palamara/</guid>
		<description><![CDATA[5 marzo 2010, Agi News   Il tribunale di Imperia, su richiesta del procuratore di Sanremo Roberto Cavallone, ha disposto la misura della sorveglianza speciale nei confronti del pregiudicato calabrese Antonino Palamara, 70 anni, ritenuto molto vicino alla cosca Piromalli della &#8216;ndrnagheta di Reggio Calabria. Palamara ha numerosi precedenti per traffico di armi di droga e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>5 marzo 2010, Agi News   <span style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px" class="Apple-style-span">Il tribunale di Imperia, su richiesta del procuratore di Sanremo Roberto Cavallone, ha disposto la misura della sorveglianza speciale nei confronti del pregiudicato calabrese Antonino Palamara, 70 anni, ritenuto molto vicino alla cosca Piromalli della &#8216;ndrnagheta di Reggio Calabria. Palamara ha numerosi precedenti per traffico di armi di droga e negli anni &#8216;90 venne condannato ad 11 anni di carcere per una vicenda di stupefacenti. Nel 2008, venne arrestato, nel corso di un operazione dei Carabinieri, perche&#8217; trovato in possesso di una pistola. </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/06/ndrangheta-sorveglianza-speciale-per-antonino-palamara/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8216;Mafia e antimafia&#8217;, all&#8217;università di Bologna diventa un esame: &#8220;Legalità&#8221;</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/06/mafia-e-antimafia-alluniversita-di-bologna-diventa-un-esame-legalita/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/06/mafia-e-antimafia-alluniversita-di-bologna-diventa-un-esame-legalita/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 12:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>

		<category><![CDATA[università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/06/mafia-e-antimafia-alluniversita-di-bologna-diventa-un-esame-legalita/</guid>
		<description><![CDATA[6 Marzo, Agenzia DIRE   La studio della criminalita&#8217; organizzata entrera&#8217; a far parte del piano di studi. È questa una delle novita&#8217; piu&#8217; interessanti previste dalla facolta&#8217; di Giurisprudenza dell&#8217;Università di Bologna per il prossimo anno accademico. La proposta, accolta dal Consiglio di Facolta&#8217;, e&#8217; stata avanzata da Stefania Pellegrini, docente di Sociologia del diritto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>6 Marzo, Agenzia DIRE   <span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; line-height: 16px; font-size: 12px; color: #555555">La studio della criminalita&#8217; organizzata entrera&#8217; a far parte del piano di studi. È questa una delle novita&#8217; piu&#8217; interessanti previste dalla facolta&#8217; di Giurisprudenza dell&#8217;Università di Bologna per il prossimo anno accademico. La proposta, accolta dal Consiglio di Facolta&#8217;, e&#8217; stata avanzata da Stefania Pellegrini, docente di Sociologia del diritto. Il nuovo insegnamento si chiamera&#8217; &#8220;Mafia e antimafia&#8221;, potra&#8217; essere scelto al quinto anno di corso e dara&#8217; accesso a sette crediti formativi. Potranno sostenere l&#8217;esame anche studenti di altre facolta&#8217;. In programma 20 ore di lezione e 28 di laboratorio, cioe&#8217; di incontri con nomi illustri dell&#8217;antimafia, magistrati, sacerdoti, giornalisti e imprenditori. Una formula originale voluta fortemente dalla Pellegrini perche&#8217; &#8220;permette di istruire i ragazzi muovendo la loro emotivita&#8217;- spiega la docente-. Non si insegnano la cultura antimafia o l&#8217;etica a tavolino&#8221;. E&#8217; convinta che l&#8217;iniziativa suscitera&#8217; molto interesse fra gli studenti. &#8220;Vedo la luce che brilla negli occhi dei ragazzi quando ascoltano le testimonianze- continua Pellegrini- C´e&#8217; una tensione emotiva in queste lezioni incredibile&#8221;.In attesa di diventare esame, per il momento &#8220;Mafia e Antimafia&#8221; rimane un seminario aperto a tutti gli studenti, con un ciclo di incontri fino al 28 maggio. Si comincia oggi con il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti: alle 15 nell&#8217;aula grande di Giurisprudenza incontrera&#8217; gli studenti per una lezione dal titolo &#8220;La lotta alla mafia non puo&#8217; essere opera di navigatori solitari&#8221;. Nei prossimi incontri si parlera&#8217; di camorra con don Tonino Palmese, referente di Libera in Campania, e di &#8216;ndrangheta con Nicola Gratteri, procuratore aggiunto del Tribunale di Reggio Calabria. Don Pino De Masi, referente di Libera nella piana di Gioia Tauro in Calabria, affrontera&#8217; la questione dei rapporti fra mafia e religione con un incontro intitolato &#8220;La mafia devota&#8221;. Antonio Maruccia, sostituto procuratore alla Corte d&#8217;Appello di Lecce, parlera&#8217; di aggressione ai patrimoni mafiosi e di confisca dei beni. Ampio spazio verra&#8217; dato alle testimonianze dei siciliani impegnati nella lotta a Cosa Nostra.Vincenzo Conticello, titolare dell&#8217;Antica Focacceria San Francesco di Palermo, Dario Riccobono di Addio Pizzo e Tano Grasso, fondatore e presidente onorario della Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane, racconteranno le loro difficili battaglie contro il sistema delle estorsioni.Spazio anche per il ruolo del giornalismo nella lotta alla mafia con l&#8217;intervento di Claudio Fava, giornalista, politico e sceneggiatore figlio di Pippo Fava ucciso nel 1984. Concludera&#8217; un altro orfano della lotta alla mafia, Nando Dalla Chiesa, ex parlamentare e docente di Sociologia della criminalita&#8217; organizzata all&#8217;Universita&#8217; statale di Milano.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/06/mafia-e-antimafia-alluniversita-di-bologna-diventa-un-esame-legalita/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Traffico di rifiuti pericolosi: sequestrata una cava a Lonate Pozzolo</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/03/traffico-di-rifiuti-pericolosi-sequestrata-una-cava-a-lonate-pozzolo/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/03/traffico-di-rifiuti-pericolosi-sequestrata-una-cava-a-lonate-pozzolo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 00:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[Accarino]]></category>

		<category><![CDATA[Lonate Pozzolo]]></category>

		<category><![CDATA[smaltimento rifiuti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/03/traffico-di-rifiuti-pericolosi-sequestrata-una-cava-a-lonate-pozzolo/</guid>
		<description><![CDATA[2 Marzo 2010, Varese Notizie  Rifiuti pericolosi contenenti alte percentuali di nichel, cloro e idrocarburi. Sono stati trovati in una immensa cava sottoposta a sequestro preventivo dalla procura di Busto Arsizio. Dopo la vicenda della famiglia Accarino e del sito La Valle ecco un altro episodio di smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi. Teatro del crimine un&#8217;immensa cava in via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>2 Marzo 2010, Varese Notizie  <span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, sans-serif; line-height: 18px; font-size: 12px; color: #333333">Rifiuti pericolosi contenenti alte percentuali di nichel, cloro e idrocarburi. Sono stati trovati in una immensa cava sottoposta a sequestro preventivo dalla procura di Busto Arsizio. Dopo la vicenda <span class="collegamento" style="background-image: url('http://varesenotizie.it/templates/varesenotizie/images/icon-link.gif'); background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 16px; margin-left: 5px; background-position: 0px 0px; background-repeat: no-repeat no-repeat">della famiglia Accarino</span> e del sito La Valle ecco un altro episodio di smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi. Teatro del crimine un&#8217;immensa cava in via San Siro a Sant&#8217;Anna, frazione di Lonate Pozzolo. Gli inquirenti hanno effettato il sequestro preventivo di un&#8217;area di circa 30 mila mq. </span>
<p style="margin-top: 10px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"> Qui un importante gruppo imprenditoriale che da anni si occupa di movimentazione terra aveva trovato un ottimo modo per fare soldi. Gli indagati gestivano una cava dalla quale estraevano sabbia e ghiaia, materie prime molto ben pagate. Peccato però che il quantitativo di terra estratto era di gran lunga superiore a quello consentito, almeno 15 volte tanto. Gli inquirenti avrebbero infatti scoperto quasi 186.000 metri cubi di materiale estratti abusivamente, 37 mila i camion necessari per trasportare tutto quella terra. Il sistema era semplice: gli indagati, a capo di un sistema di aziende autorizzate a scavare nel territorio di Lonate, non si facevano problema a scavare anche al di fuori della zona a loro assegnata. In alcuni casi i loro scavi avrebbero interessato il territorio del parco del Ticino e avrebbero raggiunto anche la faglia acquifera.</p>
<p style="margin-top: 10px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">LA CAVA RIEMPITA DI RIFIUTI</p>
<p style="margin-top: 10px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">Il materiale veniva poi venduto a caro prezzo, circa 14 euro alla tonnellata, producendo grandi profitti. A quel puntorimaneva però un&#8217;immenso buco che veniva riempito con rifiuti, in parte di natura pericolosa. Diversi i filoni di indagine aperti dalla procura di Busto Arsizio a carico di 6 persone. Il sistema si basava su un gran numero di aziende, un sistema di scatole cinesi a capo delle quali sarebbero figurati sempre gli stessi nomi. Per capire l&#8217;ordine di grandezza del denaro mosso da queste aziende basti pensare che in passato il comune di Lonate aveva emesso una multa nei loro confronti di quasi 1 milione e 500 mila euro. Circa 15 milioni di euro l&#8217;ammontare totale delle multe, emesse negli ultimi 10 anni, a carico di queste aziende da parte del comune e del parco del Ticino. I fatti su cui si concentrano le indagini della procura di Busto Arsizio si riferiscono invece agli ultimi 2 anni, a partire dal 2008.</p>
<div></div>
<p style="margin-top: 10px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/03/traffico-di-rifiuti-pericolosi-sequestrata-una-cava-a-lonate-pozzolo/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Pentito racconta il &#8216;giro&#8217; della cocaina a Modena: tragitti, quantità, prezzi</title>
		<link>http://www.omicronweb.it/2010/03/03/pentito-racconta-il-giro-della-cocaina-a-modena-tragitti-quantita-prezzi/</link>
		<comments>http://www.omicronweb.it/2010/03/03/pentito-racconta-il-giro-della-cocaina-a-modena-tragitti-quantita-prezzi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 23:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa Mafia]]></category>

		<category><![CDATA[Angelo Cortese]]></category>

		<category><![CDATA[cocaina]]></category>

		<category><![CDATA[farao Marincola]]></category>

		<category><![CDATA[Modena]]></category>

		<category><![CDATA[Ndrangheta]]></category>

		<category><![CDATA[operazione "Vortice 2"]]></category>

		<category><![CDATA[Pelle - Vottari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.omicronweb.it/2010/03/03/pentito-racconta-il-giro-della-cocaina-a-modena-tragitti-quantita-prezzi/</guid>
		<description><![CDATA[2 Marzo, Gazzetta di Modena,      E’ passato quasi un anno dall’operazione “ Vortice 2” che ha portato all’arresto dei cugini Fiorenzo Santoro e Francesco Cannas. Secondo l’accusa sarebbero uomini della ’n drangheta.I DUE CUGINI. La Dda di Bologna ha ricostruito il tragitto della cocaina in arrivo nelle piazze modenesi e dell’Emilia Romagna. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>2 Marzo, Gazzetta di Modena,      <span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: 15px; font-size: 13px; color: #333333" class="Apple-style-span">E’ passato quasi un anno dall’operazione “ Vortice 2” che ha portato all’arresto dei cugini Fiorenzo Santoro e Francesco Cannas. Secondo l’accusa sarebbero uomini della ’n drangheta.<em>I DUE CUGINI</em>. La Dda di Bologna ha ricostruito il tragitto della cocaina in arrivo nelle piazze modenesi e dell’Emilia Romagna. Un “Vortice bianco” che ha inondato Modena, e non solo, di cocaina. A capo del narcotraffico, secondo il pm, i due cugini calabresi residenti da anni a Modena. Fondamentali per gli investigatori sono state le intercettazioni. E sopratutto le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Angelo Cortese originario di Cutro, un paese del crotonese.<em>CHI E’ CORTESE</em>. Cortese non è un pentito qualunque, conosce molte cose, numerosi particolari sia sui traffici illegali sia sui reinvestimenti nell’economia legale. Le sue dichiarazioni riguardano la Calabria, la Lombardia, l’Emilia Romagna e Modena. Ieri è stato ascoltato, in collegamento video da una località protetta, in corte d’Assise a Modena relativamente al procedimento “ Vortice 2”. Ritenuto attendibile dai magistrati di Catanzaro, con i quali ha iniziato a collaborare, è stato ammesso al programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia.<em>«INIZIAI NEL 2006»</em>. Cortese ha svelato i meccanismi del traffico di cocaina che avrebbero messo in atto Cannas e Santoro, la rete di clienti che si approvigionavano dai cugini calabresi, il loro ruolo nella cosca Farao-Marincola e gli affari nell’economia legale. «Ho iniziato a trafficare cocaina all’inizio del 2006, ero in contatto con Villirillo che si riforniva a Modena da Fiorenzo Santoro e Francesco Cannas. Mi disse che mi conoscevano di nome e volevano incontrarmi di persona - racconta senza esitazioni il collaboratore Cortese - Mi portò a Modena a casa di Santoro. Così conobbi sia lui che Cannas».<em>DUE ETTI AL GIORNO</em>. Il collaboratore di giustizia illustra il suo ruolo nel traffico di cocaina: «Ogni giorno acquistavo 200-250 grammi di cocaina, passavo dalla abitazione di Santoro, a Modena, oppure ci vedevamo nel solito bar o in un ristorante conosciuto. Quando Santoro non era disponibile contattavo Cannas. Loro gestivano un tabacchino e una edicola, la cui proprietà non è direttamente riconducibile a loro».La cocaina della ’ndrangheta è la migliore presente nelle piazze italiane ed europee. I contatti diretti e privilegiati dei brooker ’ ndranghetisti con i narcotrafficanti permette ai calabresi di abbattere i costi e garantire una qualità superiore rispetto alle altre organizzazioni criminali.<em>OLANDA-MODENA</em>. A Modena la cocaina, dice Cortese, arrivava dall’Olanda, via Germania. In Olanda, è bene ricordarlo, sono stati arrestati diversi ’ndranghetisti impegnati nel narcotraffico che avevano canali privilegiati con il Sud America e tutt’ora vivono esponenti importanti della mafia calabrese.Il collaboratore di giustizia racconta che acquistava, dai cugini tabaccai, due tipi di cocaina: una pura al 92 per cento e l’altra al 40-50 per cento. I prezzi si aggiravano intorno ai 50 euro al grammo per il primo tipo e circa 30 euro al grammo per la seconda qualità. I cugini, secondo l’accusa legati ai Farao-Marincola, pagavano un chilo di cocaina pura 16-17 mila euro, incluso il trasporto che avveniva con camion di fiducia.<em>DUISBURG</em>. Uno dei clienti di Cannas e Santoro era Domenico “Mimmo” Rappazzo di San Luca. Secondo il pentito è legato alla ’ndrina degli Strangio, quelli della strage di Duisburg. La madre di Mimmo è una Strangio. Nemici giurati dei Pelle-Vottari di San Luca. Ebbene Mimmo, ha vissuto a Modena per lungo tempo, vicino all’hotel sulla via Emilia Est, in un appartamento intestato ad un prestanome. Conviveva con una ragazza rumena e, secondo l’accusa, trafficava fiumi di cocaina. «Comprava 300-350 chili alla volta dai Farao-Marincola, rappresentati a Modena da Santoro e Cannas» dichiara Angelo Cortese. Domenico Rappazzo è andato via da Modena, poco prima dell’agguato di Duisburg, perchè si sentiva braccato dai nemici giurati della sua ’ndrina, i Pelle-Vottari.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.omicronweb.it/2010/03/03/pentito-racconta-il-giro-della-cocaina-a-modena-tragitti-quantita-prezzi/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
