Cos’è l’internet delle cose (IoT) e come utilizzarlo

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internet of things - internet delle cose IoT

L’uomo si è sempre trovato al centro di ogni rivoluzione tecnologica, anche perché ne era il principale attore, comprendendo che ogni passo nell’evoluzione meccanica prima e digitale poi avrebbe mutato per sempre la sua esistenza. In questo periodo si sta assistendo ad una vera e propria trasformazione che, oltre alla tecnologia ed all’industria, sta entrando nella sfera personale di ognuno di noi: lo IoT, Internet of Things o Internet delle cose.

Che cosa è l’IoT

L’uomo, grazie alle reti sempre più performanti e a software sempre più raffinati e complessi, sta lentamente lasciando il ruolo principale di gestione della propria vita alla tecnologia e ciò si ripercuote quotidianamente nella vita di ognuno di noi. Dalle agende messe su Google Calendar ai documenti su Cloud, nel mondo del lavoro è ormai normale sentir parlare di condivisione, ma nella nostra vita quotidiana? Ci sono gli elettrodomestici di quarta generazione che sfruttano la tecnologia IoT e in ambito industriale troviamo una maggiore automazione che in alcuni casi è supportata dall’Intelligenza Artificiale. Ma che cosa è quindi esattamente l’internet delle cose?

Fondamentalmente è la capacità che hanno alcuni dispositivi di poter dialogare con altri dispositivi tramite vari tipi di protocollo (NFC, Bluetooth) ma soprattutto TCP/IP, ovvero attraverso internet. E fin qui tutto normale, siamo abituati a maneggiare tablet, phablet o smartphone che si connettono in continuazione a reti WiFi, ad altri telefonini o a POS. Ma cosa pensare se al posto del nostro caro telefono ci mettessimo un frigorifero, il forno, lo scaldabagno (o la centralina del riscaldamento), oppure il Bimby per cuocere la pasta? Assolutamente nulla perché siamo entrati nell’era IoT e questi sono solo alcuni degli esempi che possono essere fatti in ambito domestico.

L’internet delle cose infatti consente di poter connettere (e di conseguenza monitorare e/o utilizzare da remoto) tutti quei dispositivi che sono corredati di scheda di rete e che hanno installato software di tipo primario (il firmware) adatto all’invio e/o ricezione di determinate tipologie di dati in modo che possano essere anche modificate le loro impostazioni basilari. Per fare un esempio pratico di tipo domestico se si possiede un forno con tali caratteristiche è possibile variarne lo stato (da spento ad acceso) e modificare nel tempo la temperatura mentre si sta tranquillamente in auto tornando a casa. Nel caso di una industria sarà per esempio possibile variare la frequenza di intervento di un braccio meccanico automatico a seconda dell’intensità di arrivo dei pezzi. Per quanto riguarda proprio l’aspetto industriale del’IoT questo consente infatti di poter velocizzare la comunicazione tra diversi dispositivi che effettuano mansioni completamente diverse e permettere quindi una migliore interazione tra di essi, ottimizzando di conseguenza il processo produttivo. Si pensi ad esempio ad una catena di montaggio dove devono essere assemblate diverse parti provenienti da altre catene. L’IoT consente di scavalcare in modo agevole tutte quelle pause derivanti da ritardi o imprevisti che potrebbero creare grosse problematiche, facendo dialogare direttamente le attrezzature tra loro, in modo che possano autonomamente fasare il proprio ciclo di lavoro inviando le informazioni sia a monte che a valle della produzione. Tutti i macchinari e/o i dispositivi, oltre ad essere fisicamente interconnessi, sono collegati a sistemi integrati aziendali, come ad esempio l’ERP, che gestiscono nella loro globalità gli aspetti produttivi, di sicurezza ed amministrativi.

Come funziona l’Internet delle cose

Per capire come funziona l’IoT facciamo una simulazione di funzionamento. Immaginiamo si verifichino tre fattori: abbiamo dei dispositivi collegati alla rete internet, abbiamo a una rete wireless, ed abbiamo una rete di sensori interconnessi. Nel caso della domotica inoltre bisogna fare in modo che le applicazioni che regolano le proprietà dei vari elettrodomestici siano correttamente installate sul proprio dispositivo.

Ogni apparato in grado di connettersi a una rete wireless, sia esso di carattere industriale, domotico o robotico, contiene una scheda di rete wireless che ha un indirizzo univoco chiamato mac address. Se la scheda viene attivata attraverso le impostazioni generali, questa viene riconosciuta dal router della rete, al cui interno è contenuto il dispositivo che gli affida un indirizzo IP univoco. Da questo momento il sistema ha un nuovo dispositivo che, oltre alle funzioni per cui è stato creato, può non solo interagire con l’ambiente esterno ma soprattutto condividere i dati comunicando con altri dispositivi, che possono avere o meno le medesime funzioni, dialogando con essi in modo bidirezionale.

Il grande passo che è stato fatto con l’Internet delle cose rispetto al monitoraggio standard con i sensori è che ogni oggetto connesso possa in qualche modo parlare con il mondo esterno informando terzi (altri dispositivi, la consolle principale, una applicazione ecc.) del suo stato rispetto all’ambiente circostante. Inoltre, se adeguatamente programmato può valutare di effettuare azioni in totale autonomia anche in base ai dati che gli vengono inviati.

Consideriamo un esempio pratico: un palo stradale con lampione che è munito di un sensore per l’accensione automatica all’imbrunire. Quel sensore, oltre a far accendere la lampadina, se connesso alla rete può comunicare altri parametri, come la temperatura, il grado di concentrazione dell’anidride carbonica o il traffico, consentendo una valutazione degli stessi in tempo reale e una eventuale modifica di altri parametri come ad esempio la durata del rosso dei semafori.

Lo IoT e la sicurezza

L’anello di congiunzione tra i vari dispositivi è quindi la rete, sia intranet che internet, e la relativa connessione di questi ad essa. Ciò significa che ogni sistema deve aprire una porta alla rete, creando teoricamente un maggiore pericolo per quanto riguarda la sicurezza. Mentre in ambito industriale ciò è parzialmente risolto dall’uso di intranet, in ambito privato il problema persiste, soprattutto in caso di uso di dispositivi come Google Home e Alexa di Amazon. Per poter funzionare in modo completo questi dispositivi devono infatti obbligatoriamente collegarsi al relativo Cloud e mantenere aperto un canale per eventuali richieste esterne effettuate dall’utente. Per potersi cautelare bisognerebbe organizzare la propria rete domestica con una zona apposita, la DMZ, in modo che eventuali dati contenuti nei dispositivi personali non siano facilmente raggiungibili.